Il Tirreno

Pisa

Misericordia, appello all’arcivescovo

di Pietro Barghigiani
Misericordia, appello all’arcivescovo

Cgil, Cisl e Uil: «La curia intervenga per far revocare i licenziamenti». Da domani potrebbero partire le 39 lettere

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PISA. Una lettera all’arcivescovo, al presidente della Provincia e al sindaco per chiedere un incontro e la revoca delle lettere di licenziamento. Ma anche per invocare una presa di posizione forte a garanzia del futuro dei 39 dipendenti della Misericordia che nei prossimi giorni potrebbero perdere il lavoro.

È l’iniziativa unitaria annunciata ieri mattina dai segretari provinciali di Uil, Renzo Rossi, Cisl, Gianluca Federici e Cgil, Gianfranco Francese.

Su 56 dipendenti rimasti, gli esuberi individuati dai vertici della Misericordia ammontano a 39 unità. Da lunedì ogni momento è buono per ricevere la lettera di licenziamento.

Parte dei servizi è stata trasferita nella sede di Nodica. I presagi di uno smantellamento rapido cominciano a manifestarsi. È questo un aspetto su cui Cgil, Cisl e Uil riflettono ad alta voce non riuscendo a darsi una spiegazione sulla volontà del Governatore Luigi Marchetti e i suoi collaboratori di non battere la strada degli ammortizzatori sociali.

«Non si capisce perché la Misericordia – hanno sottolineato i tre segretari provinciali – a fronte anche di garanzie della Regione, non abbia voluto percorrere la strada della cassa integrazione in deroga o dei contratti di solidarietà. Gli ammortizzatori avrebbero concesso tempo e opportunità di formazione per ricollocare i 39 lavoratori. Nessuno ci ha chiarito le motivazioni di questa volontà che porta a un massacro sociale. Non vorremmo che la vertenza della Misericordia diventasse un esempio anche nella gestione di altre crisi con la scelta di passare direttamente dalla dichiarazione di esuberi ai licenziamenti senza coltivare la speranza di una ripresa o di qualcosa di nuovo garantita dagli ammortizzatori sociali».

Per la prima volta i sindacati chiamano in causa direttamente l’arcivescovo, Giovanni Paolo Benotto chiedendogli conto dell’attività della curia, a cui spetta la nomina di alcuni membri nella Magistratura (l’organo di gestione della Misericordia, ndr).

«Il Papa parla di dignità del lavoro – aggiungono Rossi, Federici e Francese –. La curia applichi questo enunciato anche a Pisa. Abbiamo pure notato molto silenzio da parte del Comune».

Cgil, Cisl e Uil, in caso di ulteriore rifiuto della Misericordia di aderire a cassa in deroga o contratti di solidarietà, annunciano di essere pronte a mostrare la faccia feroce. Sarà costituito un team di legali pronti a sostenere i lavoratori che aspettano di riscuotere alcune mensilità. Partiranno così una serie di decreti ingiuntivi per recuperare liquidazioni e stipendi (un dipendente costa circa 30mila euro l’anno, ndr). «Non solo – precisano i sindacalisti –. Ci saranno anche i ricorsi al giudice del lavoro per i cambi di mansione decisi in questi giorni nei confronti dei lavoratori. Non vorremmo che queste modifiche fossero state decise per favorire il mantenimento del posto di alcuni a scapito di altri. Se all’interno della Misericordia si stanno consumando delle vendette è bene che lo scontro si trasferisca su altri piani. La situazione è di una gravità inaudita. Curia, Provincia e Comune devono schierarsi a difesa dei lavoratori. Assistiamo al ridimensionamento di un’istituzione nel silenzio o quasi della città. Chi vuole velocizzare questa fine? Le banche creditrici? C’è qualcuno dietro all’attuale gruppo dirigente o sbagliano solo perché non hanno competenza? Qualcuno ce lo dica».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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