Gioco
Il direttore del Don Bosco: «Con quei soldi recupereremo gli spazi per i laboratori»
Fabio Prestopino (nella foto), da un anno e mezzo direttore del carcere Don Bosco, spiega che con il ricavato dello spettacolo “L’illogica allegria” intende «ripristinare una situazione decorosa in...
Fabio Prestopino (nella foto), da un anno e mezzo direttore del carcere Don Bosco, spiega che con il ricavato dello spettacolo “L’illogica allegria” intende «ripristinare una situazione decorosa in alcuni spazi comuni dove attualmente si tengono laboratori teatrali e musicali per i detenuti, tra molti disagi: ci piove dentro e non funzionano bene il sistema di aerazione e riscaldamento». Il penitenziario pisano al suo interno ha un centro clinico tra i cinque più importanti d’Italia, ha circa 80 anni di età e «non si può pensare che basti a se stesso» evidenzia Prestopino: «Quest’anno abbiamo ricevuto dal ministero di Giustizia una dotazione di 300mila euro su cui stiamo lavorando e che considero già impegnati. Ma ho inviato molte altre segnalazioni, perché non sono fondi sufficienti per una cittadella con 400-500 detenuti e 250-300 operatori». Tra le lettere inviate a Roma c’è anche l’invito a trovare una soluzione per un padiglione nuovo, la cui costruzione è cominciata anni fa e che è inutilizzabile, poiché incompleto, malgrado siano stati spesi finora circa sei milioni di euro, «ma nessuno sa la cifra esatta». Il direttore parla di varie difficoltà al Don Bosco: «Dal problema minimo dei diffusori mancanti nelle docce a quello massimo di problemi strutturali (che comunque non pregiudicano l’agibilità». Ma indipendentemente dai problemi di sovraffollamento lamentati in questi giorni ai massimi livelli, «che siano 40 o 60mila i detenuti, si deve intervenire per migliorare le necessità concrete della popolazione carceraria e la vivibilità delle aree, in particolare degli spazi comuni». Mercoledì al Verdi ci saranno molti «miei collaboratori, che stanno dimostrando un entusiasmo superiore a quanto ci si aspetterebbe dal dovere d’ufficio. È un bel segnale».
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