Attenzione
Com’era il trittico disperso di Spinello
Il grandioso lavoro trecentesco era stato smembrato. Ecco la ricostruzione ideale, il pezzo mancante era all’Arcivescovado
PISA. La "ricostruzione" di un trittico trecentesco smembrato è sempre importante, anche se ideale. Perché rivela l'aspetto originario di un'opera, che gli uomini nei secoli hanno arbitrariamente diviso. È successo a un dipinto di Spinello Aretino, di cui abbiamo già parlato (Il Tirreno, 22 agosto). Si tratta di una grandiosa tavola a tre ante con la Madonna in trono, il Bambino e otto angeli nel centro (Harvard University Museum di Cambridge, Mass.), i Santi Giovanni Battista, Giacomo Maggiore e Antonio Abate nel pannello laterale destro (di chi guarda) (Museo di San Matteo di Pisa), i Santi Ranieri, papa Sisto II e Michele nel laterale sinistro (Arcivescovado di Pisa) e l'Annunciazione nella cuspide (Fitzwilliam Museum di Cambridge, Uk). Il più misterioso era il pannello sinistro che risultava nella Sala Capitolare del Palazzo Arcivescovile di Pisa, ma di cui non si riusciva ad accertare la presenza. Eccolo invece riemergere in una fotografia a colori fornita dagli uffici dell'Arcivescovado. San Ranieri è rappresentato con una tunica di pelliccia, la "pilurica", il bastone da pellegrino e il rosario. Papa Sisto II con la tiara e una casula decorata con punzonature dorate mentre con una mano benedice e con l'altra tiene un codice. San Michele con un tabarro rosso sopra l'armatura, spada e scudo, un drago ai piedi, simbolo della vittoria della chiesa su satana.
All'Arcivescovado il pannello era giunto a metà Cinquecento, quando il Duomo, cui apparteneva l'intero trittico, aveva subito trasformazioni nelle pareti laterali. Gli Operai della cattedrale consideravano superati i dipinti medioevali posti sugli altari. Così il trittico di Spinello era stato irragionevolmente diviso tra chiese e collezioni pisane. Il pannello centrale era toccato a San Michele in Borgo, da cui era passato nella collezione del cavalier Giuseppe Toscanelli di Pontedera e nel 1905, dopo varie vendite all'asta, nel museo americano. Il laterale destro del Museo di San Matteo, in possesso sino al 1796 del canonico del Duomo Zucchetti, era transitato nel 1811 nella scuola di Disegno del Lasinio per arrivare nel 1892 nella sede attuale. La cuspide con l'Annunciazione, entrata nella collezione del Cavalier Toscanelli di Pontedera e venduta all'asta a Londra nel 1883, era stata acquisita nel 1893 dal museo britannico. Un tipico esempio di dispersione di un'opera antica e preziosa, causata dai cambiamenti di gusto e dalla sete di denaro, cui gli storici tentano di porre rimedio cercando e ricomponendo come segugi i vari pezzi. Anche in questo caso è stato possibile, per fortuna, una ricomposizione virtuale del trittico.
I pezzi, divisi, hanno avuto le attribuzioni più varie, da Lorenzo Monaco a Niccolò di Pietro Gerini, sino al 1908 quando lo storico finlandese Osvald Sirén riferisce a Spinello la parte centrale con la Madonna, senza però riconoscerne i laterali. La strada è lunga e per avere la prima proposta convincente bisogna arrivare alla monografia di Stefan Weppelmann.
Molti anche i rimaneggianti, come la falsa iscrizione che riporta il nome del pittore senese Duccio di Boninsegna e l'anno 1357 sul gradino del pannello dell'Arcivescovado. Settecentesco è lo stemma dipinto alla base dello stesso laterale con una pera sopra una torre merlata. La data di esecuzione di quest'opera è stata indicata intorno al 1395 in base allo stile. Spinello è un pittore cinquantenne, con una attiva bottega a Lucca, molti collaboratori e una succursale a Pisa, dove lavora certamente dal 1385, ma anche prima. Il 28 febbraio, il 4 e l'8 marzo di quell'anno paga delle gabelle per portare da Lucca a Pisa materiali e strumenti di lavoro, chiamato dall'Operaio del Duomo, suo maggiore committente in città.
Tra il 1391 e il 1392 realizza il grande ciclo ad affresco per il Camposanto con le Storie di Efisio e Potito, in cui la lezione giottesca viene interpreta con eccezionale dinamismo e nuova spazialità. Caratteristiche anche del trittico di Pisa, decisamente più evoluto di quelli che lo precedono, come la Madonna e santi firmata "Spinellus Luce" (Spinello di Luca), datato 1391 per la chiesa di Sant'Andrea di Lucca, conservato oggi nella Galleria dell'Accademia di Firenze. La Madonna e i santi lucchesi sono belli, ma statici, mentre i pisani appaiono animati da una nuova tensione, dovuta non solo agli scambi con maestri come Antonio Veneziano e Agnolo Gaddi, ma alla modernità di vedute della committenza rispetto alla più conservatrice lucchese. Riguardo al significato del trittico è stato ipotizzato che il ruolo di diffusore del Cristianesimo di ciascuno dei santi rappresentati (Ranieri, ad esempio andò a diffondere il Vangelo in Palestina e gli altri subirono il martirio durante la loro missione di predicatori) indichi un revival delle crociate di nuovo attuali a fine Trecento.
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