Il dolore
Qui c’è la biblioteca monastica
Negli anni Settanta aveva oltre 10mila volumi, adesso sono 2.320
CALCI. Al piano terra della Certosa, lungo il lato affacciato sugli orti e costeggiato da piante di arance e limoni, ci sono gli ambienti con l’Archivio storico e la Biblioteca monastica, due importanti patrimoni della Certosa. Li aveva voluti nel 1770 Giuseppe Alfonso Maggi, priore dal 1764 al 1797. Aveva suggerito il tipo di decorazione delle pareti e acquistato gli splendidi armadi che ancora oggi conservano i preziosi documenti.
Il fondo diplomatico, in cui è confluito anche l’archivio del monastero benedettino della Gorgona, comprende 3307 pergamene databili dal 999 al 1796 e rappresenta la più antica fonte per la storia del territorio pisano, dell’arcipelago e della Corsica, dove la Certosa di Calci possedeva terre.
La Biblioteca prima del 1972 superava i 10.000 volumi tra manoscritti e libri a stampa. Oggi possiede 2320 esemplari, tra cui 29 manoscritti moderni, 4 incunaboli, 58 edizioni del ‘500, 158 del ‘600, 553 del ‘700, 672 dell’’800, 8 periodici del ‘700 e ‘800. Ci sono anche i quattro volumi della Bibbia Atlantica miniata nel 1168 per il monastero pisano di San Vito, vari testi di botanica, letteratura, storia e filosofia del Settecento e la prima edizione italiana, lucchese, dell’Encyclopédie in 28 volumi. Insieme, naturalmente, a Sacre Scritture e libri di Teologia. (m.t.)
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