Il dolore
Beltram: «La Normale può migliorare»
Il direttore: abbiamo punte d’eccellenza ma altre università ci superano nella media; trasparenza sui giudizi Anvur
PISA. Fabio Beltram si concede persino tre autocitazioni, ma non servono ad autocelebrare la Scuola Normale che ieri festeggiava il 203° anno della fondazione, quanto a dare una scossa a tutto il sistema universitario e in primo luogo allo stesso istituto d’eccellenza che dirige dal 2010: «In passato la Scuola ha fatto errori anche gravi nella gestione delle risorse umane; dobbiamo ora correggerli. Esorto i presidi a svolgere appieno il loro importante ruolo rassicurandoli sul costante, energico supporto della direzione e li ringrazio a nome di tutta la comunità». Solo chi è consapevole delle proprie forze sa dosare con maestria bastone e carota; all’inaugurazione dell’anno accademico Beltram usa entrambi: ricorda tutte le classifiche internazionali in cui la Normale è protagonista, tra cui l’Arwu di Shanghai che (nella versione 2013 riparametrata sulle dimensioni) porta l’istituto di piazza dei Cavalieri al primo posto in Europa e tra i primi cinque al mondo.
Ancora: «Siamo un frammento percentuale del sistema della ricerca italiano e orgogliosi dell’effetto moltiplicatore che riusciamo a dare. Se tutto il nostro Paese avesse questo grado di successo, credo che l’intero budget del Consiglio europeo della ricerca sarebbe erogato in Italia».
Ma poi arrivano l’autocritica: «Non sono ancora soddisfatto della nostra capacità di valorizzare, di dare spazio ai nostri ricercatori, almeno non in tutti i settori». E il tasto dolente della valutazione dell’Anvur, l’agenzia che determina i fondi ministeriali in base al valore della ricerca svolta: «La Normale esprime fino al triplo della percentuale di “prodotti” eccellenti della media nazionale, collocandosi solidamente in testa, ma in qualche caso scivola nelle graduatorie elaborate sul voto medio». Bene, Beltram non ha paura della «selezione darwiniana», della competizione fra atenei; ma chiede al ministro dell’Università, Maria Chiara Carrozza, seduta in prima fila, gli strumenti per fare “pulizia”: «Perché le valutazioni dei “prodotti Anvur” sono segrete? La comunità scientifica, o almeno la sua parte sana, è abituata a essere valutata. I rettori non sono aiutati dal fatto che le valutazioni individuali non saranno rese note neppure a loro».
Carrozza raccoglie la sfida, parla degli scandali nei concorsi, mentre «dobbiamo comportarci al di sopra di ogni sospetto per quanto riguarda l’etica pubblica e come trattiamo i giovani» e invita i vertici degli atenei: «Imparate ad autogovernarvi; il governo Letta ha interrotto la politica dei tagli lineari, ma non potete sempre aspettare che qualcuno porti fondi. Dobbiamo spendere meglio ed essere trasparenti, rendere conto ai cittadini che ci mantengono con le tasse». Usa il «noi», perché non parla come «persona che ha imparato la politica da poco», ma si rivolge a quelli che fino a pochi mesi fa erano «cari colleghi». Il ministro lancia un augurio: «Pisa può guidare la ricostruzione del Paese, se saprà fare le scelte giuste; non come quei politici che non reggono mille tweet di scontenti. L’università deve cambiare, rinsaldare l’alleanza con la scuola e ritrovare il legame perso con il mondo del lavoro». In una frase: fare sistema. Chi si aspettava una cerimonia noiosa si deve ricredere: ieri c’è stata collaborazione e voglia di «pensare globale» (copyright di Beltram).
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