Il Tirreno

Pisa

Oltre la Torre tanti tesori da valorizzare

di Paolo Toccafondi
Oltre la Torre tanti tesori da valorizzare

Bray: «Un coordinamento enti locali-Regione finanzierà gli interventi. Fondi per San Paolo»

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PISA. Il ministro che gira in jeans e bicicletta, che si muove in metropolitana e funicolare, con le cuffiette per ascoltare musica e l'i-Phone a portata di dito per twittare commenti e foto dei suoi giri per musei, piazze e monumenti del Bel Paese. Il ministro che a Pisa paga il biglietto per visitare il Museo di San Matteo a Pisa (e si fa pure rimbrottare perché scatta foto e non si può) e che si ferma a fotografare anche il murale di Haring e poi lo mette su twitter. Di Massimo Bray almeno questo si può già dire. Che ha decisamente rivoluzionato l'immagine (ma a volte l'immagine è anche sostanza) del Ministro, soprattutto se si pensa a qualche suo paludato predecessore in grisaglie, auto blu e pompa magna. Ora, se i tempi del governo si distenderanno, litigiosità permettendo, Bray dovrà anche dimostrare di poter dare una svolta alle politiche culturali del Paese. Le questioni pisane che lo riguardano sono già un piccolo banco di prova.

Nelle ultime settimane sono arrivati al suo ministero diversi appelli da Pisa. Il primo riguarda la sorte del palazzo della Sapienza e della Biblioteca chiusi da 16 mesi. L'Università ha chiesto di poter prendere in gestione anche la biblioteca. Come interverrà il suo ministero? Ci sarà un passaggio di competenze? Si può ipotizzare quando riaprirà il Palazzo?

«Biblioteca e Palazzo della Sapienza sono due elementi preziosi per la città. La legge 112/1998 prevede modalità precise per il trasferimento delle biblioteche statali alle Università. L'unico precedente finora è quello dell'Università di Bologna nel 2000, regolato attraverso una convenzione. L'ateneo pisano ha manifestato la propria volontà per il trasferimento, il ministero ha fatto presente la disponibilità a discutere, ma che le decisioni dovranno muovere sempre dalla volontà di preservare il valore della biblioteca come bene "contemporaneo" di conservazione e di studio e che le scelte dovranno essere sempre condivise con le istituzioni e le associazioni sulla base di un dialogo che muova da tali scelte. A novembre saranno noti i risultati delle indagini statiche sul Palazzo della Sapienza, eseguite dall'Università in collaborazione con il Mibact, e si potranno comprendere entità e tempi dei lavori necessari per consentire a studenti e docenti di tornare a fruire della biblioteca».

L'altro è un appello a salvare la chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno, il "Duomo Vecchio" di Pisa, capolavoro romanico di prima del Mille. Servono 2 milioni, forse più per salvarla dal degrado. Dal Ministero potrà arrivare un aiuto alla Curia?

«Le risorse della Soprintendenza di Pisa sono già sotto forte tensione per gli interventi urgenti che riguardano edifici demaniali come la Certosa di Calci, la chiesa di San Francesco ai Ferri, il museo nazionale di San Matteo, il palazzo del Granduca e Palazzo Reale. Il decreto Valore Cultura mette a disposizione 8 milioni di euro per il recupero di siti che presentano gravi rischi di deterioramento, verranno valutate le situazioni improcrastinabili a livello nazionale e assegnati i fondi necessari. Spero che grazie a queste risorse anche la chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno potrà trovare parte dei finanziamenti necessari».

Ultimo capitolo, il Museo delle Navi romane. A poca distanza dalla piazza dei Miracoli, furono riportate alla luce praticamente integre 14 navi romane, con tanto di anfore, suppellettili, monete. Per dire una cosa scontata, se un tesoro simile spuntasse in America, diventerebbe un'attrattiva mondiale. Qui, dopo dieci anni, le navi sono ancora al loro posto e il progetto del museo è fermo. Non le pare l'ennesima occasione persa? Come si sta muovendo il Ministero?

«Il Ministero ha investito in un decennio notevoli risorse nel restauro delle navi destinate ad essere esposte, così come nel recupero e riqualificazione degli antichi Arsenali Medicei, divenuti scuderie nel XIX secolo. Nell'ultimo anno è stato redatto il progetto del museo, mirato a conciliare le due anime storiche del luogo e a definire l'allestimento espositivo. Un progetto tecnologicamente innovativo, che garantisce al contempo un elevato livello scientifico e un coinvolgimento profondo del visitatore con la creazione di suggestioni virtuali e ambienti immersivi. Nella seconda metà di novembre dalla direzione regionale per i beni culturali della Toscana presenterà il progetto».

Di recente si è chiuso il braccio di ferro tra Comune e bancarellai per il trasferimento dopo 65 anni di questi ultimi da piazza dei Miracoli. Com'è la sua piazza ideale, con o senza bancarelle?

«La piazza ideale è quella rinascimentale, dove il concetto di armonia e di proporzione tornano a guidare ogni nostra scelta. Forse sarebbe utile tornare a mettere al centro di ogni politica urbanistica non il bisogno di costruire nuovi edifici, ma la cura nel recupero dell'esistente».

Lei ha visitato di recente Pisa, il Museo di San Matteo e il murale di Haring. Che impressione ne ha ricavato? Che consigli darebbe a questa città per caratterizzare e valorizzare la sua offerta culturale al di fuori del tour Torre-piazza dei Miracoli?

«Sono molto orgoglioso per la scelta del Mibact di tutelare il murale di Keith Haring, è un grande patrimonio. Dalla visita del museo di San Matteo ho evinto la necessità di migliorare i servizi museali e di ampliare strategicamente il turismo culturale, spingendo i visitatori a esplorare i tesori che sono anche fuori dalle mura della famosa piazza. Per questo c'è bisogno sia di un coordinamento locale che regionale, al quale stiamo lavorando. La Regione Toscana è anche favorevole al cofinanziamento di progetti».

Nel 2014 ricorrerà il 950° anniversario dell'inizio dei lavori del Duomo e quindi di piazza dei Miracoli. In che forma il suo ministero parteciperà alle manifestazioni previste?

«L'Opera Primaziale Pisana è al lavoro e il Ministero, attraverso il coordinamento della propria direzione regionale della Toscana, è pronto a fornire il necessario apporto scientifico per celebrare questa ricorrenza con l'appropriato rigore e spirito di indagine. I tecnici della Soprintendenza stanno già supervisionando i cantieri di restauro dell'abside del Duomo, dell'Ospedale Nuovo e dell'affresco di Buffalmacco con il Trionfo della Morte. Queste occasioni devono infatti essere soprattutto un momento di ricerca che porti a nuovi risultati tecnici e scientifici che permettano alla comunità una maggiore conoscenza del proprio patrimonio culturale».

Dopo anni di tagli alla cultura e all'istruzione, il governo Letta ha dato segnali di inversione di tendenza. Possiamo già vedere qualche effetto di questo cambio di marcia?

«Questo governo per la prima volta, in controtendenza con il passato, non ha effettuato tagli alla cultura ma ha varato, oltre ai finanziamenti fissi, un decreto con oltre 200 milioni dedicati ai nostri beni culturali. Credo che questa sia la strada giusta per progettare in modo diverso il Paese. In un periodo di crisi economica sono proprio la cultura e il turismo che possono sostenere la crescita e ricostruire il tessuto di un paese ferito. Anche per questo dopo esserci dedicati a norme e finanziamenti sulla cultura stiamo facendo lo stesso con il turismo».

Pisa ha quattro grandi poli universitari e di ricerca: Ateneo, Normale, Sant'Anna e Cnr: in che modo i grandi centri di cultura e ricerca possono essere coinvolti nella valorizzazione del patrimonio culturale e storico-artistico e nella produzione di eventi?

«E' fondamentale l'interazione tra cultura e ricerca. Sono già molto stretti i rapporti tra Mibact e Miur che insieme coordinano un network di 18 paesi per armonizzare i rispettivi programmi di ricerca applicata al patrimonio culturale».

A Pisa si è appena concluso l'Internet Festival. In che modo le nuove tecnologie possono aiutare la conservazione, fruizione e valorizzazione del nostro patrimonio.

«Credo che le strade da percorrere siano due. La prima è l'esplorazione sempre più approfondita delle possibilità di diffusione dei contenuti della cultura attraverso le forme e le tecniche del digitale, in modo sempre più facile, autorevole e capillare. Questa strada è già praticata da tempo, ma va approfondita, vincendo a volte il pregiudizio ancora presente che la cultura “alta” non possa essere fruita correttamente attraverso il web. La seconda strada, più difficile ma anche più lungimirante, è quella di dare più possibilità alla cultura digitale, ovvero alla produzione di contenuti che traggono il loro fondamento non già dall'interazione strumentale tra le tecnologie e il pensiero, ma dal loro intimo connubio, dando spazio a nuove forme di espressione dell'uomo».

La cultura come motore di sviluppo. Da quando lei è diventato ministro ha visto realizzarsi esempi che inducono all'ottimismo?

«La scelta di unire cultura e turismo è stata salutata molto positivamente dagli enti locali. Come ho già detto, sono convinto che questo connubio sia la leva fondamentale per una crescita sostenibile».

Funziona in Italia il rapporto tra pubblico e privato? Come potrebbe essere incentivato e regolato?

«I beni culturali sono beni comuni, e il bene comune è un valore e come tale va letto e difeso. Lo Stato, insieme agli enti locali, ha il dovere di difendere il patrimonio e fare il massimo sforzo per valorizzarlo e tutelarlo. Allo stesso modo è giusto che chi ha le possibilità si impegni per il bene del Paese. Il rapporto pubblico-privati deve essere regolato con norme chiare. Alcune di queste regole verranno stabilite dalla Commissione per il codice dei beni culturali che ho appena varato, discusse con me e presentate al Parlamento. I privati conosceranno in modo chiaro e trasparente qual è l'impostazione e quali sono i diritti e doveri nei confronti del nostro patrimonio».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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