Sicurezza
Letta invita il presidente Obama a Pisa
Il capo degli Stati Uniti risponde: «Non mi farò certo pregare, in Toscana c’è un cibo fantastico». Il sindaco: «Gli scriverò»
PISA. Gira il mondo e pensa a Pisa. E ne parla con orgoglio sapendo bene quanto siano ascoltate le sue parole. Il premier Enrico Letta nei suoi viaggi istituzionali si afferma come statista, ma non disdegna il ruolo di ambasciatore delle bellezze della sua terra.
Lo ha confermato anche ieri in occasione della visita negli Usa e il passaggio a Washington. Dopo aver incassato i complimenti del presidente Barack Obama su come sta guidando il governo, Letta ha fatto uscire l’orgoglio toscano e ha invitato il “collega” a visitare l’Italia con una particolare sosta in Toscana.
Una proposta che sembra andata a buon fine.
«So che il primo ministro è di Pisa – gli ha risposto Obama – sono felice dell'invito di venire in Toscana e credo che lo saranno tutti nella mia famiglia. So che potremo gustare una cucina buonissima».
Sui tempi l’inquilino della Casa Bianca è parso più sfumato: «Non so se riuscirò durante la mia presidenza, ma ho detto al premier che non dovrà troppo fare forza su di me per farmi visitare la Toscana in futuro. Con Michelle sono già stato in Toscana e dunque lei non dovrà certo insistere per visitare Firenze, Pisa e Siena. Abbiamo visto quanto sia meravigliosa e ho promesso a mia moglie che ci saremmo tornati in futuro».
Letta, ormai abituale spot internazionale per Pisa in servizio permanente effettivo, ha assicurato che l'invito al presidente Usa è a tempo indeterminato: «Vale per ora e per il futuro». Magari con quelle dichiarazioni di preferenza geografica, Obama potrebbe aver irritato gli esclusi dal futuribile tour presidenziale a stelle e strisce tra città d’arte, cultura, eccellenza enogastronomica e moda. Ci sarà tempo, però, per rimediare e costruire un itinerario che non scontenti i campanili.
Lesto a cogliere al volo l’assist turistico-mondiale di Letta (casa natale a Colignola a San Giuliano Terme), il sindaco Marco Filippeschi è già pronto a mettersi in ghingheri per ricevere il prestigioso ospite. In serata annuncia: «Gli scriverò che l'anno prossimo cadono i 950 anni dall'inizio della costruzione del Duomo, che ha proprio nella Torre Pendente il suo campanile. All'invito del presidente Letta, che ringrazio di cuore perché porta alto il nome della sua città, unirò anche il mio: chissà che nel suo mandato non possa davvero visitare Pisa. Non metterei limiti alla provvidenza». E alla pisanità veicolata nel mondo dal premier di Colignola.
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