Il Tirreno

Pisa

IL MISTERO / Che fine ha fatto Roberta? Esclusa la presenza di resti nell'area della casa

di Candida Virgone

È la notte del 13 e 14 gennaio 2012: una donna di 44 anni scompare dalla sua casa a Gello di San Giuliano. È Roberta Ragusa: da allora ricerche, indagini e supertestimoni, ma il caso va avanti

FOTO Le tappe salienti del caso Ragusa

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I PROTAGONISTI DEL MISTERO: passa sulla foto e clicca sui simboli per le informazioni

PISA. Sono passati quasi due anni dalla scomparsa di Roberta Ragusa, sparita misteriosamente dalla sua abitazione di Gello di San Giuliano, piccolo centro alle porte di Pisa, nella notte tra venerdì 13 e sabato 14 gennaio. Abitava in via Dini e aveva due figli, Daniele, liceale sedicenne, e Alessia, dodici anni. A oggi l'unico iscritto sul registro degli indagati per omicidio volontario e occultamento di cadavere resta il marito, Antonio Logli (VIDEO).

Il 16 ottobre 2013, dopo i sopralluoghi effettuati con il georadar nell'area dell'abitazione della donna, le indagini sono arrivate a una prima certezza investigativa: i resti della donna non sono nella proprietà del marito. Gli investigatori hanno prima perlustrato un locale che si trova sul retro della villa di famiglia, che è stato interamente svuotato per permettere il passaggio dello strumento: le indagini del sottosuolo non hanno però riscontrato anomalie. Successivamente gli inquirenti e i tecnici si sono concentrati sul giardino, sulle condutture e sui pozzi neri, ma anche in questo caso non sono state riscontrate "presenze" anomale nel sottosuolo. Esito definitivamente negativo aveva dato anche l'ispezione del campo che era stato sequestrato nelle scorse settimane, che si trova a poche decine di metri dalla casa ed è di proprietà dei Logli.

ECCO UN ALTRO SUPERTESTE: È UN VIGILE DEL FUOCO. Nel mese di ottobre 2013, spuntano altri due supertest. Ma è Filippo Campisi, vigile del fuoco, ha catturare l'attenzione degli inquirenti. «Tornando a casa intorno a mezzanotte e mezzo – ha detto Campisi – passando davanti alla casa di Logli ho visto uscire dal cancello una donna in vestaglia. Ha attirato la mia attenzione proprio il suo abbigliamento, perché se fosse stata vestita normalmente non ci avrei fatto caso, ma uscendo in vestaglia e in pieno inverno sono rimasto sorpreso. Accanto al muro di cinta c'era un macchina, un fuoristrada spartano tenuto un po' male, tipo una jeep, color chiaro, crema mi pare. L'auto era già in moto. La signora è entrata dentro frettolosamente come per non farsi vedere. Almeno, questa è stata la mia sensazione».

LA PROCURA INDAGA ANCHE SARA E IL PADRE DI LOGLI. Sotto inchiesta finiscono così anche la compagna e il padre di Logli. Un atto dovuto, si dice, per ispezionare le auto dei due, la Mercedes del suocero di Roberta e l'utilitaria di Sara. Arrivano di nuovo i ris, ma le tracce biologiche trovate sulle auto della ragazza non hanno alcun nesso con la sparizione di Roberta.

IL SUPERGEORADAR. A fine giugno, su interessamento della prefettura, arriva uno speciale georadar (FOTO), Stream XS, usato sia per la costruzione di strade e in enormi cantieri pubblici che per fini investigativi e giudiziario, capace di sondare vasti appezzamenti di terreno e di fotografare fino a sei metri di profondità. Sta cercando il corpo di Roberta in diverse zone del parco, per ora senza successo. A ottobre saranno vagliate alcune strade, via Dini e dintorni, dove al momento della scomparsa erano in corso vari cantieri.

SARA: "SONO CERTA CHE ROBERTA TORNERA'". Camuffata con ombrello, cappellino, foulard e occhiali, Sara cerca di dribblare giornalisti, cameramen e fotografi e resterà vittima, soprattutto all'uscita della procura, di un placcaggio senza precedenti, finché troverà scampo, piangente, in una chiesa nel quartiere Don Bosco (FOTO). Visibilmente appesantita e scossa, con molti chili in più addosso rispetto all'inizio di questa storia, ai pm mostra una busta di calmanti e psicofarmaci che è costretta a prendere per resistere all'assedio a cui è sottoposta dalla scomparsa di Roberta. Davanti agli inquirenti ripete un ritornello detto più volte: "Antonio mia ama, io lo amo e credo in lui. Non mi racconterebbe mai una bugia, per questo sono convinta che Roberta se n'è andata da sola e che tornerà. A quel punto mi farò da parte e me ne andrò, ma in questo momento il mio dovere è di stare accanto ai ragazzi".

GLI INTERROGATORI. Dopo la sfilata di testi avvenuta in diciassette mesi in procura, fra cui i parenti dell'indagato, si torna all'ascolto dei familiari. Il 17 maggio è stata ascoltata la madre di Logli, Giancarla Tabucchi, il 27 successivo il fratello Giovanni con la moglie Alberta, il 29 l'amante, Sara Calzolaio. La madre prova ad avvalersi della facoltà di non rispondere, ma la procura sottolinea che potrebbe essere una delle parti offese e che non può ricorrere al silenzio. Giancarla conferma quello che ha sempre detto, che quello di Antonio e Roberta era un ménage come tanti e che della scomparsa della nuora non sa nulla.

UN ALTRO TEST: 16 MAGGIO 2013. Viene fuori un altro teste il 16 maggio. Un ragazzo tunisino, costretto ai domiciliari a Torre del Lago, dice di aver scoperto solo per la sua reclusione forzata il caso Ragusa dalla tv e racconta di ricordare uno strano incontro avvenuto una notte del gennaio 2012 nella pineta della Bufalina. Qui, alle tre e mezza, vide due uomini sospetti trasportare un grosso involucro; uno dei due aveva il volto affilato di Logli. "Poteva somigliargli": dice il giovane straniero.

L'INCIDENTE PROBATORIO. Il 30 aprile in tribunale, davanti al gup Giulio Cesare Cipolletta, avviene l'incidente probatorio in cui il superteste, che si suppone possa essere in qualche modo influenzato, ribadisce la sua versione dei fatti su quella notte.

FOTO Maxibattuta a Pontedera per le ricerche di Roberta

GLI SCIVOLONI DI LOGLI. E non è tutto. Secondo il giostraio, sua moglie Anita Gombi e la suocera, Logli il 14 gennaio bussa due volte alla loro porta, al mattino alle 11, e al pomeriggio, per chiedere, mostrando una vecchia foto di Roberta, se l'avessero vista, perché era sparita dopo un'amnesia per una caduta. Loris dice di no. Secondo gli inquirenti si bussò solo a quella porta, per capiure cosa il giostraio avesse visto, mentre Logli dice di aver bussato a diverse porte per chiedere informazioni, fuorché a quella di casa Gozi. A gennaio, la notizia del superteste, attraverso indiscrezioni, esce su stampa e tv collocando il racconto ad arte in via Dini, ma Logli farebbe, secondo gli inquirenti, una prova guarda caso in via Gigli, un esperimento personale, con l'aiuto di una persona, per chiarire cosa si possa vedere di notte in una strada così buia. Farebbe dunque una sorta di prova difensiva non nel punto indicato dai giornalisti, via Dini, davanti a casa sua, bensì nella strada esatta in cui è avvenuto l'avvistamento, appunto in via Gigli. Come poteva sapere di quale strada aveva parlato il teste? Mentre la notizia dell'esperimento trapela da fonti investigative e viene confermata, Logli e il suo legale, l'avvocato Roberto Cavani, la smentiscono.

FOTO Roberta Ragusa, un anno di interrogativi e ricerche

VIDEO La fiaccolata per Roberta a uno dalla scomparsa

LA SVOLTA: OTTOBRE-NOVEMBRE 2012. La svolta arriva in autunno, a novembre, quando uno dei quasi duecento testi sentiti racconta di una persona che quella notte avrebbe visto movimenti sospetti in zona e indica Loris Gozi, giostraio gitano di 36 anni, vicino di casa dei Logli. Gozi, che aveva confessato quanto aveva visto ad un testimone di Geova (di cui fa parte come la famiglia di Roberta e quella di Sara), viene convocato dai carabinieri, ai quali racconta di aver sentito, nella strada in cui abita, in via Gigli, quella notte, una lite furibonda fra due sconosciuti, un uomo ed una donna, fra mezzanotte e mezza e le una. L'auto era una C 3 chiara, come quella della scomparsa, posizionata direzione Metato-Pisa: l'uomo ad un tratto prese la donna, che voleva scappare e lanciò un urlo acutissimo, e la gettò in auto con violenza, forse facendole sbattere la testa contro la portiera. Poi fuggì a tutto gas, direzione Pisa-Metato. Un mese dopo, a novembre, il giostraio torna dai carabinieri e aggiunge un tassello importante. "Non ho detto tutto - precisa -. La lite l'ho vista all'una meno dieci, quando a piedi ho portato fuori il cane. A mezzanotte e mezzo tornavo invece in auto da Pisa: ero andato a prendere mia moglie che lavora in una pizzeria di Porta a Lucca. Tornando ho visto una Escort verde ferma, non in fondo, come i due che litigavano, ma in cima a via Gigli, direzione Metato-Pisa. Avevo gli abbaglianti perché la strada è buia e ho visto chiaramente nell'abitacolo Antonio Logli come se attendesse qualcuno: al mio passaggio si è coperto il volto con le mani. Dopo ho ipotizzato che i due che litigassero potessero essere Loglie e la moglie".

VIDEO Gozi: "Ecco dove vidi quella notte Logli"

LE TRE TELEFONATE DI QUELLA NOTTE. Ma a contraddire il suo racconto è già il suo stesso telefono segreto, che registra l'ultima, telegrafica, telefonata all'amante, di diciassette secondi, a mezzanotte e diciassette, mentre è poco probabile che sia andato a parlare in soffitta, dove la moglie, che da un anno sospettava una relazione e proprio con Sara, l'amica fidata, lo aveva sorpreso più volte. E' più probabile invece che sia andato in autoscuola propri per parlare e che, non vedendolo tornare, Roberta, adirata, lo abbia raggiunto.

IL RACCONTO DI ANTONIO: A MEZZANOTTE GIA' DORMIVO. Antonio ha sempre detto di essere andato quella sera a pulire l'autoscuola, per quanto fosse venerdì ed il sabato fosse chiusa. Poi di essere andato in soffitta a fare due telefonate all'amante, fra le dieci e le undici e mezza di sera. Quindi di esser tornato a casa, di aver visto Roberta in cucina a compilare la lista della spesa in pantaloni neri e maglietta bianca, gli abiti che portava fra le mura domestiche, di aver preso la bimba addormentata nel lettore e di averla messa a letto, e di essere andato a dormire sprofondando in un sonno profondo prima di mezzanotte.

GLI AVVISTAMENTI, IL SECONDO INDAGATO, LE RICERCHE. Forse per questo si perde del tempo prezioso alla ricerca di una persona che vaga smarrita in preda ad una amnesia e in stato confusionale, ipotesi suffragata da decine si avvistamenti fumosi quanto inconcludenti che non portano a nulla, solo ad iscrivere su registro degli indagati, salvo cancellarlo poco dopo, un sessantenne pontederese, Antonio Fusi, che come tanti dice di aver visto quella notte una persona che somigliava alla scomparsa. La pista della fuga volontaria viene abbandonata all'inizio dell'estate 2012, ma sono già passati troppi mesi dalla sparizione della donna, per il cui ritrovamento vengono fatte alcune battute sullo sconfinato territorio del parco naturale, ripetute all'inizio di quest'anno letteralmente a tappeto e organizzate dalla prefettura su ordine della procura, ma ormai troppo in ritardo.

FOTO Dalla donna scomparsa al marito

L'IPOTESI DELLA PERDITA DELLA MEMORIA. Marito e suoceri di Roberta all'inizio denunciano la sparizione della donna ipotizzando un allontanamento volontario, in tutina rosa e scarpe da tennis, in una notte gelida e ostile, probabilmente dovuto ad una perdita di memoria per una caduta dalle scale avvenuta due giorni prima della scomparsa, il mercoledì mattina precedente, mente con Antonio sistemava in soffitta gli addobbi natalizi. Alle amiche Roberta avrebbe confidato: "Ho avuto l'impressione che l'abbia fatto apposta e che volesse uccidermi".

VIDEO Le ricerche dei sommozzatori

L'AMANTE DI 20 ANNI PIU' GIOVANE. Dal 2003 l'elettricista è legato sentimentalmente ad una ragazza di venti anni più giovane, Sara Calzolaio, 29 anni, giunta in autoscuola a diciotto anni a prendere la patente e che lui propose alla moglie come baby-sitter dei loro figli, poi divenuta segretaria dell'autoscuola di famiglia, la Futura, gestita da Roberta con il marito e il suocero, Valdemaro, vero maschio alfa di un microcosmo in cui si racchiudono interessi ed affetti, un quadrato che comprende le case familiari, quella di Antonio, quella del padre e quella del fratello Giovanni, odontotecnico, l'ambulatorio di quest'ultimo, l'autoscuola, e vari fondi che sono affittati ad una scuola di danza e ad un meccanico. E' la ragazza che il 16 gennaio si presenta ai carabinieri di Pontasserchio rivelando la sua relazione con Antonio; aggiunge che lui la mattina dopo la scomparsa della moglie la chiamò alle 7.30 per dirle di non telefonargli e di gettare i cellulari segreti con cui si parlavano.

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