Il Tirreno

Pisa

Pusher incastrato da mamma-detective

di Pietro Barghigiani
Pusher incastrato da mamma-detective

In cella con l’accusa di spacciare nelle medie del litorale. Al cellulare la madre si è finta una ragazzina e ha ordinato hashish

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MARINA DI PISA. Quando il pusher chiama pensando di parlare con uno dei suoi clienti lei, la mamma, si finge una ragazzina. Altera la voce, dice di essere un’amica della persona cercata e di avere per caso in uso il suo telefonino. Già che c’è ordina anche un po’ di fumo e dà appuntamento allo spacciatore in piazza. Dove ad aspettarlo ci sono i carabinieri in borghese.

È grazie all’intraprendenza di una mamma, capace di trasformarsi in detective, che i carabinieri di Marina hanno potuto arrestare un 40enne di Pisa, Andrea Bruschi, residente al Cep, per il reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Lo hanno fermato in piazza Baleari e dopo le perquisizioni personali e a casa hanno trovato 60 grammi di hashish, varie bilancine di precisione e materiale per il confezionamento delle dosi. Prima di arrivare all’arresto c’è un’attività di indagine che viene svolta dalla mamma. Lo sgomento per aver appreso che il figlio si era fatto qualche spinello non ha demoralizzato la donna. Anzi, le ha dato la forza per fermare chi vendeva quella roba. Da qualche tempo i militari di Marina di Pisa erano sulle tracce dell'uomo, sospettato di spacciare droga a gli alunni delle scuole medie del litorale pisano.

I ragazzi, in alcune occasioni, avrebbero portato l'hashish anche a scuola e non è escluso che possano aver fumato spinelli nei bagni. La voce è andata oltre il chiacchiericcio tra scolari ed è arrivata fino alla dirigenza scolastica che l’ha subito segnalata ai carabinieri. Gli investigatori riconoscono la preziosa collaborazione della mamma di un alunno che qualche volta aveva provato l’hashish. É lei che, da madre attenta, dopo essersi accorta che qualcosa non andava nel proprio figlio, lo aveva “interrogato” in modo deciso.

Il ragazzino aveva confessato di aver comprato dell'hashish riferendo anche il nome di chi glielo aveva venduto. In un'altra circostanza la madre aveva anche trovato nella tasca del figlio un piccolo pezzetto di hashish che poi aveva gettato nel wc. Da queste certezze la donna ha preso spunto per capire fino a che punto il figlio si fosse addentrato nel giro dello spaccio. Per prima cosa gli ha controllato il cellulare.

La ricerca ha portato alla scoperta, tra i numeri in memoria, di un nome che le è sembrato sospetto. E proprio quel nome è apparso sul display durante le numerose chiamate al telefonino dello scolaro. Per i carabinieri le telefonate di Bruschi erano finalizzate a contattare il ragazzo per vendergli altra sostanza stupefacente.

La mamma ha deciso di rispondere, evitando di svelare la propria identità. Alterando la voce e cercando di assumere un tono da ragazzina ha intrattenuto una breve conversazione con Bruschi. Gli ha detto di essere un'amichetta dell’alunno che stava chiamando e che aveva dimenticato a casa sua il cellulare. Alla fine del colloquio ha preparato la trappola chiedendogli se poteva portarle del fumo. Bruschi, stando all’accusa, ha creduto di aver trovato un’altra cliente e le ha dato appuntamento in piazza Baleari. Combinato l’incontro, la mamma-detective ha avvertito i carabinieri che sono riusciti a identificare e trovare una foto dell’autore della telefonata. In piazza Bruschi si è presentato come da accordi.

Solo che lo aspettavano i militari in borghese che lo hanno bloccato e perquisito. L’hashish che aveva addosso e quella a casa sono stati sufficienti per portarlo in cella.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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