Il Tirreno

Pisa

Al circolo non bastano più i pensionati

di Luca Lunedì
Al circolo non bastano più i pensionati

La crisi delle Case del popolo: l’Arci Alberone organizza serate musicali e guarda ai giovani, ma non conquista gli studenti

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PISA. La copia dell’Unità aperta sul tavolo c’è. Il capannello di pensionati che fanno tribuna politica pure, quindi i fondamentali del circolo sono rispettati. Ma un circolo oggi, per poter sopravvivere, deve essere più di questo. E per capire come portare questo pezzo di piccolo mondo antico al passo con i tempi, ecco uno scampolo di giornata al circolo Arci Alberone, quartiere San Giusto, periferia sud della città, l’aeroporto come attrazione principale.

All’ora di pranzo il bar si anima un po’ ma il calo di affluenza è evidente, la crisi colpisce duro anche qua. Ce lo conferma Alessandro Ciampi, che da dietro il bancone ha una visuale privilegiata sui flussi dei soci: «Adesso stiamo cominciando a riprenderci ma è vero, vengono meno soci e spendono meno. Non è colpa dei soci, la disponibilità economica generale è diminuita». Mentre le spese rimangono alte, tasse soprattutto. Il problema principale sta nel trovare un difficile equilibrio: il circolo non è solo un’attività commerciale ma come tale invece deve stare sul mercato, combattendo quindi con la crisi e con una concorrenza agguerrita. «Ci sono locali in centro che fanno pagare le birre due euro, io non mi posso permettere di fare quei prezzi, quindi cerco altre strade per portare la gente al circolo». Scorrendo il calendario le iniziative non mancano, ogni mercoledì e giovedì ci sono esibizioni musicali, dieci appuntamenti nel solo mese di ottobre: «Ospitiamo gruppi musicali locali, soprattutto nel fine settimana, cerchiamo di tenere le attività storiche come la tombola e di organizzarne altre per attirare anche una clientela più giovane». Guardandoci intorno effettivamente l’età media è elevata e parlando con i clienti storici emerge quello che è un dato comune: è cambiato il modo di vivere il circolo all’interno del quartiere. Se prima era un punto di riferimento dove le diverse generazioni si incontravano e condividevano i problemi adesso manca l’apporto giovanile: «Quando facciamo qualche serata particolare vengono e si fermano, magari per l’aperitivo. Ma durante il giorno è difficile, poi cambiano in continuazione». Perché San Giusto, come tutte le periferie della città, è fra le mete predilette dagli universitari nel cercare alloggio, attratti da affitti più bassi rispetto al centro: «Nei palazzi qua intorno sono tutti appartamenti affittati a studenti quindi c’è un ricambio continuo, difficile che riescano ad affezionarsi al circolo e lo facciano diventare un’abitudine. Ogni anno bisogna ricominciare da capo». La situazione migliora d’estate con le iniziative all’aria aperta che attirano un numero maggiore di soci perché, a detta di tutti: «Il legame con il quartiere è forte ma si è perso di vista l’aspetto sociale del circolo, quella tradizione che risale alle originarie casa del popolo. Ci passavamo le giornate a questi tavoli, a fare poco in realtà, ma lo facevamo insieme». Una tradizione che va oltre il pensionato e la sua copia dell’Unità.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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