Gioco
Assunzioni solo in un’azienda su dieci
Un’indagine di Unioncamere conferma il perdurare della crisi economica. E avere la laurea non tira più come una volta
PISA. Solo il 12% delle imprese pisane intende assumere; e la laurea non tira più come una volta. Sono questi i due più importanti spunti che emergono dall’indagine Excelsior, realizzata da Unioncamere nazionale in collaborazione con il ministero del Lavoro e diffusa dalla Camera di Commercio di Pisa, per quanto riguarda la nostra provincia. Sulla scarsa propensione ad assumere entro la fine del 2013, il dato si ricava da un sondaggio condotto tra le imprese locali ed è il più basso dal 2008, quando le intenzioni positive erano il 31%. Mentre il livello di istruzione richiesto si riferisce alle assunzioni non stagionali già effettuate quest’anno: su 2.320 neo impiegati, 240 sono titolari di un diploma a indirizzo amministrativo-commerciale, 120 sono quelli a indirizzo meccanico e solo al terzo posto troviamo 90 ingegneri elettronici e dell’informazione, a pari merito con altrettanti diplomati nel turistico-alberghiero.
Passando alle professioni per le quali non è richiesta una formazione specifica, quelle con più appeal per le imprese pisane nel 2013 sono gli addetti alle vendite: 310 ingressi, il 13% del totale non stagionale. Con valori inferiori, ma sempre rilevanti, troviamo il personale non qualificato nei servizi di pulizia (250 nuove assunzioni). La terza forza si conferma uno dei settori caratteristici della provincia: artigiani e operai specializzati nella lavorazione del cuoio, delle pelli e delle calzature (230). Segue il comparto degli esercenti e addetti nelle attività di ristorazione (220).
La ricerca, nel suo complesso, conferma il momento no dell’economia. Ma qualche segnale di speranza è dato dalla tipologia di contratti: per esempio il tempo indeterminato passa dal 25% del 2012 al 28 attuale; cresce pure il tempo determinato (dal 28% al 32), che è sì precario, ma anche più tutelato del lavoro stagionale (33% e stabile) e degli apprendisti (che crollano dal 12% al 5). È anche vero che c’è un rovescio della medaglia: chi assume lo fa per la necessità di sostituire una figura in uscita o in maternità, ferie, malattia, aspettativa (nel 39% dei casi). Molto ridotta, invece, la domanda di lavoro legata a un aumento della domanda: appena il 20 per cento. Insomma, la crisi morde e il turnover delle piccole imprese è pressoché bloccato.
Per quanto riguarda i settori trainanti dell’economia locale, industria ed edilizia continuano a marcare il segno meno e la ripresa è affidata a chi sviluppa nuovi prodotti o servizi, così come a chi ha una forte presenza sui mercati esteri e sta puntando su strategie di marketing aggressive. I primi prevedono di assumere nel 21% dei casi, gli altri addirittura nel 26. Infine brutte notizie per donne, giovani e immigrati. La quota di assunzioni femminili non stagionali, dopo il 23% dello scorso anno, nel 2013 scenderà al 20. Pesante anche il calo della quota dei lavoratori stranieri, dal 15% al 10. I giovani si trovano in particolare difficoltà: su 100 assunzioni non stagionali solo 8 riguardano gli under 24 e 21 la fascia 25-29 anni. Ciò si spiega con la richiesta di personale già formato: il 51% delle assunzioni è di soggetti in possesso di esperienza specifica, poiché la contrazione di lavoro impone una riorganizzazione verso questo tipo di personale.
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