Il Tirreno

Pisa

Tra Pisa e Livorno, non solo insulti

di Danilo Fastelli
Tra Pisa e Livorno, non solo insulti

Gli scambi tra le due città sono già da area vasta. I sindaci si punzecchiano, poi Cosimi propone di fare «lo stadio nel mezzo»

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PISA. Due città divise dallo Scolmatore e unite dal rigassificatore. È la sintesi dei Paguri (i livornesi Emiliano Pagani e Daniele Caluri, creatori di Don Zauker) che al dibattito dell'Internet festival di Pisa ("Pisa vs Livorno, i temi che uniscono e dividono") avrebbero dovuto confrontarsi con lo scrittore pisano Marco Malvaldi, collegato via Skype: purtroppo la connessione non funzionava bene. La battaglia a colpi di ironia quindi non si è potuta tenere e i Paguri hanno avuto la possibilità di dire che del resto il convegno era organizzato a Pisa. Un incontro moderato dal direttore del Tirreno, Roberto Bernabò, in cui si sono confrontati i sindaci di Pisa e Livorno, Marco Filippeschi e Alessandro Cosimi. Con loro anche il professore dell'Università di Pisa Dino Pedreschi, che ha avuto il compito di inquadrare l'argomento sia sul versante del folklore sia su quello delle cose serie. Partendo dal folklore, analizzando i dati raccolti su Google e Istella, il professor Pedreschi ha "contato" le pagine che inneggiano a Pisa e a Livorno, e viceversa quelle in cui compaiono i reciproci sberleffi. I risultati di questa indagine condotta con rigore scientifico e sorriso sulle labbra dimostrerebbero che: esistono 26.900 pagine inneggianti a "Pisa m****" a fronte di 4.640 "Livorno m****". Le pagine in cui compare la locuzione "Forza Pisa" sono 17.500 e 32.500 quelle con "Forza Livorno". Normalizzando i dati con il coefficiente demografico, si scopre che i Forza Pisa e i Forza Livorno si equivalgono, mentre i "Pisa m****" sono tre volte i "Livorno m****". Ma è anche vero che le pagine che parlano di Pisa sono tre volte quelle che si occupano di Livorno.

Spigolature a parte, il dibattito si è acceso quando a prendere la parola sono stati i due sindaci. Cosimi ha detto che le due città avrebbero tutto per essere complementari, «ma manca la volontà» come nel caso delle Porte vinciane sul canale dello Scolmatore. E si è lamentato della disparità di trattamento da parte della Regione Toscana, dove Pisa sarebbe la favorita: «Non c'è a Firenze il riconoscimento di una capitale sulla costa, nonostante i volumi del nostro porto», ha detto Cosimi che al collega Filippeschi ha provato a dare subito una stilettata: «Quando c'è stata la polemica sulle Province e su quale dovesse essere il capoluogo, Marco ha fatto un casino indecoroso». Filippeschi ha replicato: «Se ci siamo accapigliati sul capoluogo è perché il criterio su cui si volevano istituire le nuove province era sbagliato. Io sono per l'istituzione dell'area vasta, e non lo dice mica il dottore che deve esserci un unico capoluogo». «Pisa - ha detto Filippeschi - in questo momento storico ha un futuro più garantito di Livorno. E questo per una serie di realtà che rappresentano per la città un valore, come dimostra anche questo festival. Penso all'Università, all'aeroporto, alla sanità e ai servizi. Ma i miei concittadini tendono a sottostimare la loro città». Del resto anche per Cosimi, «Livorno non si ama, vive dell'elegia del perdente e guarda con sospetto i suoi concittadini di successo». Una discussione che ha preso una piega "alta", dunque, ma a riportare il dibattito sulla terra ci ha pensato sempre il professor Pedreschi, che ha analizzato anche i dati degli spostamenti di pisani e livornesi e quelli, al livello regionale, delle altre province. Ebbene, nella realtà quotidiana l'area vasta esiste già, almeno stando ai movimenti che pisani e livornesi compiono ogni giorno per lavoro e per le altre attività della vita. Un'area vasta che Filippeschi ha ribadito con forza di volere, anche guardando ai flussi turistici, mentre per Cosimi servirebbe una unione "leggera" di Comuni. Ma il tema c'è, l'integrazione deve avvenire, troppo tempo è stato sprecato. Così la provocazione di Cosimi per chiudere la storica disputa tra pisani e livornesi: «Facciamo lo stadio nel mezzo». Ma difficilmente la sua proposta riscuoterà successo nelle due città eternamente divise ma da oggi forse un po' più vicine.

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