Il Tirreno

Pisa

«Prima il sorpasso, poi la sbandata»

«Prima il sorpasso, poi la sbandata»

Parla l’automobilista superata dal mezzo dei parà. Un’altra testimone: «Il furgone era davvero fuori controllo»

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PISA. «L'ho visto sbandare quando è rientrato in carreggiata dopo avermi superato».

La conducente della Bmw station wagon, una livornese di 40 anni, racconta gli attimi che hanno preceduto la tragedia con lo strazio di chi ha assistito a una scena da incubo.

La donna stava viaggiando in direzione di Pisa con due bimbi in auto. Lungo il rettilineo che divide la pineta al prato che confina con il perimetro della base militare Usa di Camp Darby all'improvviso si è vista superare dal Fiat Ducato verde militare del centro paracadutisti di via Gello. E in pochi istanti davanti a lei si è materializzato l'inferno.

Il marito la consola. Le sta vicino per sostenerla da un choc che l'ha sconvolta. Un corpo è stato catapultato a un metro dalla sua auto.

È un film allucinante quello che in pochi frammenti è stato girato ieri mattina sull’Aurelia.

Dalla parte opposta della strada di scorrimento che collega Livorno a Pisa gli stessi fotogrammi dell'orrore sono passati davanti agli occhi di un altro testimone.

Veronica Giari, di Livorno, stava rientrando nella sua città dopo aver preso in una concessionaria a Pisa la sua nuova auto, una Lancia Ypsilon.

Era dietro al Tir condotto da Daniele Ambrosini e in lontananza ha potuto vedere in diretta la tragedia dello schianto mortale.

«Il Ducato non andava piano – afferma –. L'ho visto sbandare più volte. Era fuori controllo. A un certo punto era su due ruote laterali. Le altre erano staccate da terra. Mi è sembrato di vedere una nuvola nera alzarsi in aria. E poi quella botta. Se al posto del camion ci fossi stata io con la mia macchina di sicuro sarei morta. Andrò a mettere un cero».

La giovane livornese è scossa due volte per l'incidente. Non è solo il dolore per due vite che non ci sono più. È la morte arrivata in un modo così violento a farla ritornare con la mente a un dramma personale vissuto nel luglio 2008.

«Mio padre è morto investito da un camion» racconta la testimone. Era l'11 luglio.

Una bisarca con targa slovena si mise di traverso. Stava andando verso Tirrenia quando effettuò una pericolosissima inversione a "U". Una manovra che causò la morte di Marco Giari, 47 anni, capoarea alla Seal, società della Compagnia Portuale. Era in moto e andò a schiantarsi contro il mezzo pesante.

«Andrò sulla sua tomba – conclude l'automobilista livornese –. Il mio pensiero è andato subito a lui quando ho visto quello scempio in strada».(p.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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