Il Tirreno

Pisa

Vita da osservati speciali Così ci spiano sulla rete

di Carlo Vewnturini

Quando usiamo (o non usiamo) cellulare, pc, carte elettroniche, navigatore lasciamo tracce che servono a chi studia e “vende” i nostri interessi

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PISA. All'Internet Festival si mette in guardia dall'Orwell digitale. Veniamo spiati 24 ore su 24 per scoprire i nostri gusti commerciali o perché potenziali "terroristi". È il lato oscuro di internet in cui tutti cadiamo volenti o nolenti. Perché? Semplice. Internet è sinonimo di server e di motori di ricerca e tutti o quasi vengono gestiti da società private che in un modo o nell'altro, possono essere indotte a vendere o permettere a soggetti terzi (società commerciali o autorità di pubblica sicurezza) di entrare in possesso dei nostri dati. Ciò succede quando strisciamo la carta di credito, quando paghiamo con il telepass, quando, anche senza telefonare, camminiamo con uno smartphone in tasca. Basta avere un navigatore satellitare in macchina ed ecco che siamo seguiti non solo nel tragitto presente, ma anche in quelli passati che vengono archiviati nello stesso navigatore. Spegnere il cellulare? Inutile. Per non essere rintracciati bisogna togliere la batteria, altrimenti, l'antenna del telefonino trasmette automaticamente la nostra posizione geografica. Scattiamo una foto con lo smartphone? Se la condividiamo su un social network viene georiferita. Ogni singolo tasto che digitiamo su un sito internet è una traccia che rimane nel nostro hard disk. Da quando ci alziamo a quando andiamo a letto, siamo tracciati e rintracciati. Ma da chi? Si chiama sentiment analysis, ed è la frontiera del nuovo marketing strategico messo in piedi dalle aziende e che trovano come principale sponda i big player dei motori di ricerca come Google e Bing (Microsoft). «Fin qui nulla da preoccuparsi, tutto lecito anche se talvolta noioso - dice Domenico Laforenza, presidente del Cnr pisano - Sarà questione solo di vedere la propria casella mail, imbottita di spam. A quanti infatti non è capitato di andare su un sito internet per un potenziale viaggio e vedersi arrivare poche ore dopo, decine di mail di macchine a noleggio e alberghi. Pubblicità che arriva anche sulla nostra pagina Facebook. Tutta colpa o merito dei cookies, delle "lavagne" software che entrano nei nostri pc ogni volta che visitiamo un sito, ad esempio di viaggi. Questi cookies ci facilitano nei motori di ricerca perché memorizzano le nostre ultime navigazioni ma è pur vero che gli stessi motori di ricerca o siti possono essere consultati da altre società che ci inviano pubblicità mirata. «Se visito un sito di vacanze al mare e poi magari vado su Amazon, come per "miracolo" sulla home page di Amazon mi propongono l'acquisto di costumi da bagno» dice Anna Vaccarelli del Registro.it e animatrice dell'intero If.

Ma c'è anche un lato oscuro, invasivo della privacy ed è il caso Prism, lo strumento orwelliano più micidiale messo in campo. Il Parlamento europeo poco tempo fa ha adottato una risoluzione di condanna dello spionaggio verso cittadini europei. Ne parlerà oggi al Cinema Teatro Lux alle 17, lo stesso Laforenza già direttore dell'Istituto di informatica e telematica del Cnr e del Registro.it. Prism è acronimo di Planning tool for Resource Integration, Synchronization, and Management ed è un programma di sorveglianza elettronica segreto usato dal governo americano per analizzare le comunicazioni globali da Internet, telefoni e memorizzare le informazioni in tempo reale. Attraverso l'analisi di questi dati si possono ricostruire il quadro degli interessi di una persona, i contatti e i movimenti. Prism raccoglie e elabora, primariamente per fini di "intelligence" antiterrorismo, dati relativi a entità pubbliche o private non residenti negli Usa che si trovano memorizzati su sistemi gestiti da importanti aziende Ict statunitensi. Ripercussioni si sono avute anche nei confronti di funzionari e cittadini europei. «Dettagli sull'esistenza di questo programma erano trapelate agli inizi di questa estate a seguito delle rivelazioni di Edward Snowden, collaboratore della National Security Agency, pubblicate su Washington Post e Guardian», anticipa Laforenza. In seguito il Parlamento europeo, il 4 luglio scorso, ha adottato una risoluzione su Prism esprimendo la sua preoccupazione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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