Sicurezza
Una storia americana a Palazzo Blu
Si apre oggi la grande mostra di Warhol. Il sindaco: «Pisa deve puntare sulla contemporaneità, pronti a dare una mano»
PISA. «Warhol nella sua complessità. Non solo l'inventore delle Brillo Boxes e delle Campbell’ s Soup, ma lo sperimentatore, il pittore, il regista, l'attore, il fotografo che ha capito che questa tecnica avrebbe cambiato la nostra percezione del mondo». Walter Guadagnini introduce così il protagonista della mostra "Andy Wharol. Una storia americana" che si apre al pubblico oggi a Palazzo Blu (sino al 2 febbraio 2014, catalogo Giunti) di cui è curatore con Claudia Beltramo Ceppi Zevi. Una grande rassegna che non elenca opere, ma va in profondità spiegando forse per la prima volta come la rivoluzione in arte di Warhol coincida con quella sociale e politica della stessa America. Duecentotrenta opere ripercorrono il tragitto dell'artista presentando in diverse sezioni tutti gli aspetti e le tecniche di Warhol, dagli autoritratti alla Pop Art, dalla criminalità al mito, dalle star della politica alle tele astratte sino alle originali rappresentazioni del Vesuvio del 1985. Opere che giungono dalle storiche collezioni Sonnabend, Feldman, Goodman di New York, dai Musei d'arte moderna e contemporanea di Lisbona, Nizza, dall'Albertina di Vienna, da collezioni private italiane ed europee. E soprattutto dall'Andy Warhol Museum di Pittsburgh, che possiede circa 900 dipinti, migliaia di disegni e una messe di documenti d'archivio. Il direttore del museo americano, Eric Shiner, è entusiasta della rassegna «che riesce a dimostrare la capacità di Warhol di descrivere il proprio tempo e di dare un quadro vero degli Stati Uniti di quegli anni». Ricorda i legami dell'artista con l'Italia, l'interesse per l'Ultima Cena di Leonardo che gli aveva ispirato la Last Supper. E poi la religiositàdell'artista: «Warhol era un credente e in Italia trovava le radici della sua fede».
Su questa mostra che porta alla ribalta, dopo Kandinskij, un altro grande personaggio della modernità, «deve puntare Pisa», ricorda il sindaco Marco Filippeschi: «La città deve aprirsi sempre di più verso la contemporaneità ed i giovani. La Pop Art ha aperto nuove strade all'arte, come la fotografia e le altre tecniche inventate dall'artista». E si dice pronto ad appoggiare le iniziative di Palazzo Blu, che porta a Pisa migliaia di visitatori, 70.000-90.000 addirittura in alcune mostre, molti per una città non grande. Il presidente Cosimo Bracci Torsi sottolinea che «nonostante Pisa non goda della notorietà turistica e culturale di città come Firenze o Venezia, è riuscita con le mostre di Palazzo Blu a raggiungere una considerazione internazionale, come dimostra il fatto di aver ottenuto dal museo di Pittsburgh prestiti così consistenti». E i costi della mostra? «Si sapranno alla fine, non abbiamo ancora fatto i conti» dice il presidente di Palazzo Blu. Ma da fonti autorevoli sappiamo che è costata un milione di euro, e che si spera di incassarne la metà.
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