La manifestazione
«Dati non confrontabili criticità solo apparente»
Il direttore dell’Azienda ospedaliera universitaria e il rettore chiariscono «Siamo una realtà d’eccellenza e per questo affrontiamo i casi più difficili»
PISA. Un moto d'orgoglio in difesa della professionalità e dei sacrifici che ogni giorno affronta l'Azienda ospedaliera universitaria pisana con i suoi 5mila dipendenti. «Vogliamo che i nostri medici, infermieri, tutti quanti lavorino con serenità perché la criticità è solo apparente» dice Carlo Tomassini, segretario generale dell'Aoup, dopo che sono stati resi noti i dati del Pne (Piano nazionale esiti), pubblicati da Agenas-Agenzia per i servizi sanitari regionali.
«Sono state eseguite semplificazioni che non corrispondono alla realtà» sottolinea il rettore Massimo Augello. E il riferimento è alla criticità segnalata su Cardiochirurgia (e non solo), ma anche una indiretta polemica con l'Agenzia per i servizi sanitari regionali che ha preso in considerazione parametri non comparabili nel panorama ospedaliero. Mettere nello stesso calderone una grande Azienda ospedaliera come quella di Pisa (oltretutto universitaria) con un piccolo ospedale toscano, crea problemi reali di confronto.
La premessa del direttore generale, comunque, allontana ogni eventuale polemica e si sofferma sui dati in generale del Pne che «per l'Aoup come per tutte le altre Aziende sanitarie toscane, si collocano nel contesto nazionale in posizione di assoluto rilievo. Tuttavia, dovendo confrontare realtà ospedaliere diverse tra di loro per grandezza, casistica, volumi di attività, rapporto con il territorio e livello di innovazione, i dati del Pne esplorano solo una piccola parte delle attività dell'Aoup».
Per questa ragione, tantissimi livelli di eccellenza presenti a Cisanello e Santa Chiara non vengono presi in considerazione, come invece mostra la tabella che pubblichiamo, un lungo elenco fra interventi e ricoveri sfuggiti al Pne. E Carlo Tomassini ha elencato le numerose eccellenze dell'Aoup che in altre aziende ospedaliere non esistono neanche.
«Il Piano nazionale esiti - spiega il direttore generale - prende in considerazione 36 indicatori complessivi, di cui 6 - nell'Aoup - sono in zona di allarme, ma ben 30 risultano nella media, o significativamente superiori alla media. Sulle due criticità (il riferimento è alla Cardiochirurgia,ndr) sono già allo studio progetti di riorganizzazione e correttivi per riportare le performances agli standard attesi».
Proprio per capire a fondo la natura della criticità di Cardiochirurgia come degli altri indicatori rossi (che riportiamo in questa stessa pagina), l'Aoup ha incaricato l'Agenzia regionale del rischio clinico di esaminare le cartelle cliniche.
E, qui, veniamo al primo punto per cui un ospedale può avere un risultato diverso dall'altro. Le cartelle cliniche (la compilazione dei fogli di dimissioni) non vengono compilate in modo univoco fra tutti gli ospedali: questo crea delle difformità che poi si riversano nel Piano nazionale esiti.
«Ma c'è anche una particolarità - ha continuato Tomassini - che caratterizza la costruzione del modello di valutazione, e che rende di fatto improprio un confronto tra ospedali oggettivamente diversi: il riferimento va alla natura delle Aziende ospedaliero universitarie».
Ciò che il Pne non valuta è che Pisa è insieme azienda ospedaliera e universitaria. Per questo motivo, la concentrazione di specialisti è altissima. Per questo motivo, quando si alza in volo il Pegaso dalla costa toscana, spesse volte punta su Cisanello. E le urgenze (come incidenti stradali o altro) in gran parte terminano il viaggio al pronto soccorso pisano perché ritenuto in grado di avere quella professionalità per affrontare situazioni molto critiche. «Casi per cui spesso è necessario l'intervento chirurgico il cui esito è sempre a rischio. Abbiamo calcolato che l'urgenza incide sull'attività del pronto soccorso per il 6% e questo può spiegare perché proprio cardiochirurgia a Pisa non è paragonabile ad un'altra cardiochirurgia toscana».
Inoltre, il sistema di rete ospedaliera toscana che punta alle sinergie fa convogliare a Pisa i casi più complicati. «E Il sistema di valutazione - conclude Tomassini - non riesce facilmente a tener conto di questi casi spesso inviati da altri centri ospedalieri».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
