Il Tirreno

Pisa

Si salvarono dal lager perché i nazisti le credettero gemelle

di Danilo Renzullo
Si salvarono dal lager perché i nazisti le credettero gemelle

Le sorelle Bucci hanno ricevuto la cittadinanza onoraria nel corso di una cerimonia con oltre 500 studenti

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PISA. La memoria come strumento per costruire un futuro di tolleranza e solidarietà, scevro da crimini e discriminazioni. Tra emozione e commozione, ieri, con un consiglio comunale aperto al Palazzo dei Congressi, è stata conferita la cittadinanza onoraria alle sorelle Andra e Tatiana Bucci, due superstiti della barbarie nazista che hanno scelto la strada del ricordo affinché non si disperda «quella memoria necessaria per costruire il futuro».

Alla presenza di oltre 500 studenti e del prefetto Francesco Tagliente, il sindaco Marco Filippeschi, visibilmente emozionato, ha conferito, dopo gli interventi del presidente del Consiglio Ranieri Del Torto, dell'assessore alla scuola Marilù Chiofalo e di tutte le forze politiche, la cittadinanza pisana alle sorelle ebree «per aver pensato – si legge nelle motivazioni - di fare della loro personale esperienza di giovanissime deportate un patrimonio da condividere con la collettività, per essere state instancabili pellegrine della memoria, portando ovunque un messaggio volto ad affermare valori di pace e di tolleranza. Per aver contribuito a suscitare riflessione e a costruire un senso di responsabilità collettiva. Per aver accompagnato la crescita dei giovani e della comunità nel valore della democrazia, della solidarietà e delle differenze».

Tra gli applausi della folta platea di giovani, le sorelle Bucci hanno preso la parola indossando al collo il “fazzoletto” simbolo dei partigiani, donato da Giorgio Vecchiani, presidente dell'Anpi di Pisa. «Non nutriamo né odio né rancore verso coloro che si fecero strumento di atrocità difficilmente immaginabili – dicono -. Portiamo dentro di noi scolpite le immagini che i nostri occhi di bambine registrarono e vorremmo che situazioni di una così incommensurabile barbarie non si ripetessero. Per questo continueremo ad incontrare i giovani per un impegno preso con noi stesse affinché tutto questo non venga dimenticato o, peggio, rimosso».

Deportate ad Auschwitz nel marzo 1944 insieme ad un cugino, alla madre, alla zia e alla nonna, Andra e Tatiana, che allora avevano 4 e 6 anni, si salvarono dalle camere a gas perché furono scambiate per gemelle e ritenute interessanti per gli studi del dottor Mengele. Rimasero imprigionate nella baracca dei bambini, con i numeri di matricola 76483 e 76484, fino al giorno della liberazione. Da anni raccontano ai giovani la loro storia, partecipando anche ai viaggi del “Treno della Memoria”.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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