Il Tirreno

Pisa

Nobel, premio morale ai ricercatori pisani

di Danilo Renzullo

Fondamentale il contributo che hanno dato alla scoperta del bosone di Higgs, la cosiddetta “particella di Dio”

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PISA. Il premio Nobel della Fisica, conferito ieri ai professori Peter Higgs e Francois Englert, teorici della cosiddetta “particella di Dio”, è, indirettamente, anche un riconoscimento a Pisa, ai suoi ricercatori e alle eccellenze scientifiche della città. La scoperta del bosone di Higgs, arrivata dopo decenni di studi e ricerche, parla infatti anche pisano. Pisa ha ricoperto e ricopre tutt'ora un ruolo fondamentale nei due maxi-esperimenti che studiano i frammenti di particelle generati dalle collisioni tra protoni. I due progetti, Cms e Atlas, (indipendenti e complementari) hanno permesso l'individuazione del bosone utilizzando due enormi rivelatori sotterranei. A differenza di altre realtà italiane, Pisa è stata coinvolta in entrambi gli esperimenti e i progetti di ricerca hanno visto protagonisti decine di ricercatori dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare della sezione di Pisa, delle Università di Pisa e Siena, della Scuola Normale, con il coordinamento di Chiara Roda, capogruppo a Pisa del progetto Atlas, e Fabrizio Palla, capogruppo del progetto Cms a Pisa. Tra ricercatori, ingegneri e amministrativi sono oltre cento i pisani coinvolti nel progetto. Fondamentale anche il ruolo del professore pisano Guido Tonelli, che ha coordinato uno dei principali gruppi di studio. Motivo di orgoglio è anche il potente centro di calcolo di Pisa, il T2, che ha permesso la ricostruzione di tutti i dati che sono serviti all'analisi delle particelle.

«Siamo molto contenti perché il premio per la teoria è stato assegnato grazie alla scoperta – commenta Roda –. Siamo orgogliosi di aver lavorato per questo progetto. In questo campo, Pisa è un'eccellenza: abbiamo l'opportunità di confrontarci con le migliori università del mondo e i ragazzi preparati a Pisa sono i più ricercati».

Il professor Palla parla da Ginevra, dove è volato per partecipare ad una riunione per programmare le prossime fasi dell'esperimento sul bosone e non ha potuto partecipare ai festeggiamenti al Cern. «È sicuramente un momento di grande gioia: il Nobel corona una ricerca di molti anni e lo sforzo di migliaia di persone di tutto il mondo – commenta -. È una grande soddisfazione anche per il ruolo di primo piano svolto dall'Italia e da Pisa: gli italiani sono i primi a meritarsi questo premio, che è anche un incoraggiamento importante per andare avanti. Pisa è pesantemente coinvolta anche nei prossimi esperimenti che inizieranno nel 2015: la settimana scorsa c'è stato un importante meeting in Francia per progettare i prossimi passi della ricerca, sperando che i governi contribuiscano a portare avanti questi studi».

Per Palla, questo premio e il coinvolgimento di tanti italiani nella ricerca della “particella di Dio”, dovrebbero dare anche una scossa al sistema ricerca italiano. «Ci sono tanti giovani – dice – che hanno difficoltà a trovare posti stabili e spero che questo Nobel possa rilanciare questo settore dove l'Italia primeggia».

A raccontare le emozioni vissute al Cern di Ginevra è Boris Mangano, ricercatore pisano del Politecnico di Zurigo, che da anni segue il progetto Cms. «Ci siamo riuniti in vari auditorium per seguire in diretta l'annuncio dalla Svezia – racconta – che è arrivato con qualche minuto di ritardo e ha fatto salire ancora di più l'emozione. Per noi è una grandissima soddisfazione perché è un riconoscimento indiretto anche al nostro lavoro, sebbene la soddisfazione più grande è arrivata lo scorso anno quando abbiamo dimostrato l'esistenza, dopo decenni di ricerche, della particella». Pisano di nascita e di formazione, Mangano lavora al politecnico di Zurigo dopo sei anni passati all'Università della California di San Diego. «Questo Nobel è una grande soddisfazione anche per Pisa – dice -, che ha avuto e ha una rilevanza grandissima nell'esperimento. L'Italia in generale, ma Pisa in particolare, ha avuto ruoli molto importanti. Credo che questo riconoscimento possa essere anche un incoraggiamento per ricordare che quando l'Italia investe in un campo, poi i risultati arrivano. E può essere un esempio per gli esperimenti futuri e per gli investimenti in scienza e tecnologia perché, l'Italia, con i fondi adeguati, può raggiungere grandi risultati».

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