Il Tirreno

Pisa

Arrestata la banda delle rapine in villa

di Pietro Barghigiani
Arrestata la banda delle rapine in villa

Gli otto in cella accusati anche del colpo ai danni di Berti: «Ringrazio le forze dell’ordine». Base operativa in un campo rom

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PISA. Rapine con il terrore. Una violenza cieca, ma soprattutto gratuita. La polizia di Lucca, in collaborazione con quella pisana, ha arrestato 8 persone accusate di associazione a delinquere finalizzate alla consumazione di furti e rapine. Il campo rom di Coltano viene considerato la base in cui venivano pensati i colpi in mezza Toscana tra Lucca, Massarosa, Livorno Piombino, Montecatini, Firenze. È l'operazione "Falange macedone", un impasto di ferocia nell'azione e disprezzo per i bersagli delle rapine.

Gli arrestati. Ihmet Dibrani, 21 anni, domiciliato al campo rom di Coltano, viene considerato il capo della banda. Tra gli otto arrestati anche Sendukan Emrula, 20 anni, macedone domiciliato alla Bigattiera e Muhamet Mahmuti, 23 anni, dimora a Coltano, fermato a Lodi al termine di una fuga iniziata al momento di eseguire le ordinanze di custodia cautelare in carcere. Arrestati anche Dragisa Merdzic, 32 anni, domiciliato a Livorno; Elivis Baruti, 24 anni, di Firenze come Elvis Beljuli, 29 anni; Marco Recchi, 58 anni, di Livorno; Ion Goman, romeno di 39 anni, residente a Lucca. Oltre all’associazione a delinquere la Procura lucchese contesta agli otto destinatari delle misure cautelari in carcere anche le lesioni personali e la violazione della legge sulle armi

Al campo nomadi è stata sequestrata dalla polizia documentazione utile per proseguire nelle indagini. Otto slavi, inoltre, gravitanti nel campo nomadi, sono indagati per gli stessi episodi che hanno portato all'emissione degli otto arresti. Ad alcuni, su disposizione del pubblico ministero, è stato prelevato il dna per la comparazione con gli elementi biologici acquisiti in occasione di altri episodi efferati avvenuti in abitazioni in Toscana.

Il ringraziamento. Tra le numerose rapine contestate alla banda c'è anche quella subìta il 4 febbraio scorso da Romolo Berti, impresario edile di 85 anni, presidente del Golf Club Tirrenia.

Dopo averlo picchiato con ferocia costrinsero l'imprenditore ad aprire la cassaforte. Lo minacciarono di morte con un coltello puntato alla gola. Alla fine fuggirono con un bottino di 130mila euro tra gioielli e contanti. «Voglio esprimere il mio ringraziamento alle forze dell'ordine che hanno lavorato per assicurare alla giustizia queste persone – afferma l'impresario –. E le voglio ringraziare due volte anche per essermi state vicine in ogni momento della brutta esperienza che mi è capitato di vivere».

Furto al Cus. Alla banda arrestata viene contestato anche un altro colpo in provincia, quello avvenuto il 7 marzo scorso ai danni del Cus Pisa. Il forziere non conservava i preziosi custodito nella villa dell'imprenditore Berti. I malviventi se ne andarono con appena 100 euro di refurtiva.

I ruoli. Secondo l'accusa Dibrani aveva il compito di organizzare e dirigere le fasi esecutive dei raid. Goman, invece, si occupava degli aspetti logistici, e in particolare del reperire le auto utilizzate dal gruppo. Gli altri rivestivano il ruolo di compartecipi-esecutori nelle scorrerie criminali. All' unico italiano coinvolto nella associazione, Recchi spettava il ruolo di autista e "palo".

Dilettanti pericolosi. Per gli investigatori la gang era più pericolosa delle bande organizzate perché agiva senza un piano preciso, senza basisti e priva professionalità. Il loro obiettivo era quello di svaligiare case coloniche, villette e appartamenti per impossessarsi di soldi, oro e oggetti pregiati. Se poi incontravano persone inermi sul loro cammino non esitavano a picchiarle in modo selvaggio con sevizie utilizzando coltelli e martelli.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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