Il dolore
Sfrattato dopo sessant’anni in piazza
La bancarella di Francesco Giagnoni, all’angolo con via Roma, sarà l’ultima ad essere tolta. «Epilogo inaspettato»
PISA. Francesco Giagnoni, classe 1935, da quasi sessant’anni lavora in Piazza dei Miracoli con la sua bancarella. Da tutti i colleghi è considerato lo storico del mercato del Duomo. Il suo banco è il primo della fila all’angolo con via Roma; proprio per questo, con molta probabilità, la sua struttura sarà l’ultima essere rimossa dagli operai della ditta Grandi. «Immaginate voi come mi sento - ci dice mentre sta assistendo al progressivo spostamento del cantiere per le rimozioni proprio verso la sua attività -. In questi giorni ho assistito al dramma dei miei colleghi e ora sta per toccare a me».
Giagnoni è in Piazza dei Miracoli dal 1955 (anche se la licenza più vecchia in assoluto è quella di Daniela Donati, datata 1945). «Ho iniziato a vendere girandole e palloncini con un banchino sul marciapiede a ridosso del prato della cattedrale - ricorda Giagnoni -. Poi nel 1960 ho preso il banco lungo il muro dell’ospedale. Ho visto due o tre generazioni di bancarellai, ma mai mi sarei aspettato un simile epilogo soprattutto senza un motivo valido». E pensare che Giagnoni aveva già vissuto in prima linea il sequestro delle bancarelle del 1994 che però alla fine fu scongiurato dopo un lunga battaglia legale. «Ho sempre vissuto in maniera attiva la mia vita di bancarellaio - vuole sottolineare -. Sono stato uno dei fondatori dell’Anva, l’associazione degli ambulanti della Confesercenti, ho ricoperto per tanti anni il ruolo di coordinatore della commissione di mercato. Nel 1994 ci trovammo a contrastare un’applicazione ingiusta del decreto Ronchey. Lottammo per il nostro diritto al lavoro e alla fine vincemmo. Ma era tutto diverso».
Diverso in che senso, gli chiediamo. «In quell’occasiona la politica fece il suo mestiere in maniera corretta - risponde senza esitazione -. Le forze di sinistra si occuparono degli interessi dei lavoratori. Oggi non è successo così. E di questo devo dire grazie al mio sindaco…». Ma Giagnoni non ha intenzione di arrendersi. «Mia moglie non ha ancora l’età per andare in pensione, quindi non possiamo fare a meno di lavorare. Sono qui insieme ai miei colleghi più giovani per vedere riconosciuti i nostri diritti. Torneremo in Piazza dei Miracoli una volta conclusi i lavori al Museo delle Sinopie. Nel frattempo attendo il via libera per piazza Manin, dove è giusto che le nostre attività possano restare in questo periodo di attesa. Ho ancora voglia di riaprire il mio banco». Mentre parla con noi, alle sue spalle stanno togliendo dal suo banco le cose da poter riutilizzare (luci, scaffalature, tende da sole): è il segnale che tra un giorno, due al massimo, il muletto provvederà a caricare la struttura sul camion. «Sarà un momento tragico. E’ ingiusto - conclude con la voce rotta dall’emozione - essere trattati così».
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