Il Tirreno

Pisa

Antimafia, confiscata l’edicola gestita dalla famiglia del boss

di Pietro Barghigiani
Antimafia, confiscata l’edicola gestita dalla famiglia del boss

Per la Corte d’Assise d’Appello l’attività commerciale era stata acquistata con soldi sporchi All’origine del provvedimento le differenze ritenute sospette tra redditi dichiarati e beni posseduti

2 MINUTI DI LETTURA





PISA. Dal sequestro alla confisca sono passati appena due mesi. Tempi record per dare esecuzione alla misura disposta dalla Corte d’Assise d’Appello di Reggio Calabria nei confronti dei beni intestati o riconducibili a Orlando Galati Giordano, 51 anni, in carcere per scontare una condanna a 20 anni per associazione mafiosa, estorsioni e omicidio. Reati commessi tra il 1986 e il 1993 nella provincia messinese.

Oltre a una casa a Tortorici (Messina), la confisca eseguita dalla Direzione investigativa antimafia messinese, ha riguardato anche la proprietà dell’edicola in Borgo Stretto intestata al figlio, Eros Gennarino. In tutto siamo sui 400mila euro. Una sproporzione tra i beni posseduti e i redditi dichiarati è all’origine del provvedimento di confisca dell’attività commerciale gestita da Galati Giordano, fino a che non è entrato in carcere, e poi condotta dalla moglie Adriana e dal figlio. Per gli inquirenti l'edicola è stata acquisita con disponibilità finanziarie ritenute incoerenti con i redditi dichiarati dal 51enne. Per la famiglia, invece, l’edicola è stata comprata con un mutuo.

I Galati Giordano abitano a Cascina e da anni gestivano il chiosco-edicola nel cuore della città.

«Le investigazioni patrimoniali della Dia hanno consentito di fare emergere evidenti profili sperequativi tra i beni posseduti ed i redditi dichiarati ai fini delle imposte sul reddito da Galati Giordano – spiegano gli investigatori antimafia –. Si tratta di un elemento carismatico nell'ambito del gruppo mafioso dei "tortoriciani" tanto da divenirne, verso la fine degli anni '80, capo indiscusso dell'omonima frangia che si contrapponeva a quella dei Bontempo Scavo».

Il commerciante, già gravato da diversi precedenti penali per reati contro il patrimonio, sequestro di persona ed altro, fu arrestato 30 maggio 1987 per associazione a delinquere di tipo mafioso e favoreggiamento nei confronti dei responsabili di un omicidio avvenuto a Milazzo (Messina).

Imputato nel processo"Mare Nostrum", che ha riguardato i clan operanti nella fascia tirrenica della provincia di Messina sino ai primi anni '90, Galati Giordano è stato collaboratore di giustizia dal 1992 al 27 maggio 1997. Il 21 maggio di quell’anno venne arrestato a Ghezzano dagli agenti della Squadra Mobile pisana per detenzione ai fini di spaccio di circa 250 grammi di droga, rinvenuta nella sua abitazione. Gli fu revocato il programma di protezione dopo essere stato accusato di aver organizzato un grosso di giro di cocaina a Lucca. Altri guai giudiziari vengono citati dalla Dia per mettere a fuoco lo spessore da codice penale di Galati Giordano che sta scontando 20 anni per associazione a delinquere di tipo mafioso, omicidio ed estorsioni. Ora arriva la confisca dei beni che per la magistratura sono stati acquistati con soldi sporchi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La protesta

Milano, scontri al corteo sul carovita: tavoli e sedie contro la polizia. Ci sono feriti – Disordini anche a Torino e Bologna

di Redazione web