Il dolore
Gabella, asilo nido chiesta una verifica sulla sicurezza
Consigliere di Fiumi e Fossi scrive alle autorità sollevando interrogativi sulla collocazione della scuola
CALCI. A rischio calamità l’asilo nido della Gabella? Marco Magagnini, consigliere dell’ufficio dei Fiumi e Fossi di Pisa, in qualità anche di professionista della materia, solleva il problema di natura idraulica o idrogeologica. Per questo si è rivolto al prefetto Francesco Tagliente, al comando provinciale dei vigili del fuoco e ha coinvolto la protezione civile presso l’amministrazione provinciale.
L’asilo nido, considerato una scuola modello anche in termini avveneristici, è stato presentato alle autorità e alla popolazione il 1 febbraio di quest’anno. Si trova a sud del fossato che raccoglie le acque provenienti anche dal monte. Magagnini scrive che il sito dove è stata edificata la scuola si trova in corrispondenza del luogo che fu soggetto, nel finire degli anni ’80, a due gravi inondazioni. La sua testimonianza è diretta: «La casa da me abitata, e che ora si trova proprio in corrispondenza della rotatoria, è stata devastata, tutti i locali posti al piano terra allagati e all’esterno vennero abbattuti i muri di recinzione».
Il suo timore è corredato da un’ampia documentazione: «In quel punto vi sarà sempre un elevato grado di pericolo di alluvione con devastazioni ancora maggiori. Tra l’altro entrambi gli eventi erano stati dovuti non dalla tracimazione del fossato, ma dall’acqua proveniente dalla strada e dal monte. Il fossato di nuova concezione ha un grave difetto». In pratica, secondo Magagnini, il fosso nonostante possa sopportare una maggiore portata, ha subito una modifica nel suo argine posto a sinistra. La stessa strada realizzata sull’argine è stata rialzata di circa mezzo metro facendo sì che, in caso di piena del fossato, le case poste in riva destra potrebbero essere allagate, come già accaduto.
Altro grave aspetto del fossato, nel tratto che costeggia la strada di raccordo tra la Vicarese e il lungomonte, è quello che la sezione finale è talmente stretta che diventa un tappo al normale deflusso. Secondo il consigliere dell’ufficio Fiumi e Fossi, la scelta di una costruzione pubblica, a maggior ragione frequentata dai bambini, «è stata viziata dalla mancanza proprio di un serio accertamento idraulico».
Da qui la richiesta se sia stata presentata, a corredo di tutte le documentazioni necessarie al rilascio del permesso a costruire, proprio la relazione idraulica. Documento che dimostrare come la scelta di quel sito sia stata particolarmente studiata. Ciò avrebbe consentito ai progettisti e a coloro che ne hanno rilasciato il via libera alla costruzione, la certezza che nella zona già colpita dall’alluvione non possa accadere nessun evento naturale tale da causare devastazione come già accaduto. «Ciò che va garantita - continua Magagnini - è l’incolumità dei bambini che frequentano l’edificio in modo da evitare che un eventuale complicazione».
Magagnini ricorda che il regolamento idraulico consente la costruzione a distanza legale dai corsi d’acqua per i quali, quando si progettano le nuove opere, occorre avere conoscenza dello storico delle piene, ma proprio perché si tratta di un nuovo percorso del fosso, non è possibile studiare la storia evolutiva delle piene «e pertanto - conclude Marco Magagnini -viene a mancare la verifica del grado di pericolosità».
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