Sicurezza
La pisanità del premier diventa uno spot
Dal murale di Haring alla Torre pendente, ecco le citazioni che portano Pisa alla ribalta
PISA. Senza voler esagerare, in questo momento il premier Enrico Letta è il migliore sponsor turistico che Pisa abbia. Ai vertici delle istituzioni ma con la sua città nel cuore, il presidente cresciuto nella sede della Democrazia Cristiana in corso Italia ama spesso citare la città, i suoi monumenti e le sue manifestazioni. È accaduto domenica con il Gioco del Ponte, come scriviamo nel pezzo sopra. Ma era già successo in passato.
Il murale di Haring. La prima volta fu il 5 maggio. Presidente da poco, anche allora ospite di Fazio, il capo del Governo delle larghe intese citò il murale di Haring. E invitò i sostenitori del Pd (partito ormai “balcanizzato”) a visitare la grande opera realizzata a Pisa nel 1989 dall’artista statunitense perché, spiegò, «ben rappresenta tutte le diversità».
La guerra delle Torri. «Quando Enrico Letta è venuto a Firenze, l'ho portato sulla Torre di Arnolfo, per dimostrargli che noi le torri le facciamo dritte». Firmato Matteo Renzi, sindaco del capoluogo toscano. Parole pronunciate, scherzando, durante la cerimonia di consegna dei Fiorini d'oro, quando ricordò la visita di Letta nella città gigliata l’8 giugno. Evidente, nelle parole di Renzi, il riferimento alle origini pisane di Letta e alla Torre pendente. Cui lo stesso premier aveva fatto riferimento sempre durante la visita fiorentina: «Renzi mi ha mostrato la torre di Palazzo Vecchio per farmi notare che ha ben 87 gradini contro i 57 di quella di Pisa».
La satira di Benigni. Colse la palla al balzo Roberto Benigni: «Letta e Renzi sono come i ragazzini: si misurano chi c'ha la torre più lunga». A sorpresa il comico toscano Premio Oscar intervenne con una telefonata alla festa di chiusura de “La Repubblica delle idee” nel capoluogo toscano. E aggiunse: «Sono a Pisa con il presidente Enrico Letta e stiamo misurando la Torre. Vi posso dire che è di 94 centimetri più alta di quella di Palazzo Vecchio a Firenze».
Il Vernacoliere. Un po’ di tempo fa il presidente del Consiglio non riuscì a trattenersi dal commentare, con tono scherzoso, la prima pagina del Vernacoliere, mensile satirico livornese. «Beh...questo è davvero un colpo basso!», twittò dopo aver postato sul social network la pagina in questione. Sotto l’occhiello si leggeva: «Governo a rischio». E poi il titolo: «Letta: Arfano mi tratta da pisano».
Il calcio. Alla festa nazionale del Pd di Genova il primo settembre scorso, Letta suscitò le ire dei tifosi sampdoriani: «Non sono mai mancato a questo appuntamento e rivolgo un saluto a tutti i sostenitori del Genoa, gemellati con noi pisani». Una frase che fece arrabbiare i presenti di fede blucerchiata che fischiarono sonoramente.
Il tweet da Baku. Orgoglio italiano, e anche un pizzico di campanile, la volta in cui Letta si concesse un tweet dal sapore casalingo, complice la missione in Azerbaigian. «Ehi @Pisaconnection guardate a #Baku con quali icone presentano il loro festival artistico!», cinguettò il presidente dal proprio account, rivolgendosi a quello del gruppo dedicato alla vita culturale e amministrativa della sua città. Allegata al messaggio c'era la locandina della manifestazione in cui, insieme alla Torre Eiffel, spiccava proprio la Torre di Pisa. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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