Attenzione
Roberta, nessun mistero sotto il terreno
Il georadar non avrebbe evidenziato anomalie nel sottosuolo di un campo dei Logli che resta sotto sequestro
PISA. Si torna a cercare dove si è già cercato più volte, per trovare una traccia che squarci un velo sulla misteriosa scomparsa di Roberta Ragusa, l’imprenditrice sparita ormai quasi due anni fa dalla sua casa di Gello di San Giuliano. Ieri mattina, infatti, i carabinieri sono tornati vicino a via Dini, dove la donna abitava con la sua famiglia, sfruttando l’ausilio del potente georadar Stream X, messo a disposizione dalla Ids Spa. Il macchinario, capace di vagliare vasti appezzamenti di terreno e quello che può nascondere il suolo fino a tre metri di profondità, già usato negli scorsi mesi, ora torna e scandagliare le zone ritenute sospette dagli inquirenti al lavoro per chiarire questo giallo, un giallo che vede finora sotto accusa tre persone, il marito di Roberta, il cinquantenne Antonio Logli, suo padre, Valdemaro, e l’ex amante, oggi compagna dell’uomo, Sara Calzolaio, venti anni meno di lui.
Di primo mattino le ricerche si sono concentrate in via di Campolongo, in un piccolo terreno di proprietà della famiglia Logli, dove si era già cercato l’anno scorso e dove erano intervenuti anche sommozzatori esperti, per vagliare il contenuto di un pozzo. A mettere in sospetto gli investigatori il fatto che per mesi il campo fosse stato abbandonato e non fosse stata tagliata l’erba, come invece avveniva di consueto. Si è cercato ma, in poche ore, le immagini rilevate da Stream, una volta analizzate, hanno chiarito come, di fatto, da quell’appezzamento di terreno non sia emerso nulla di particolare. Il sottosuolo non nasconde nulla che possa aiutare a gettare luce su questa vicenda oscura.
Si cercherà comunque ancora, sempre nella zona di Gello, in questa settimana. Forse, tempo permettendo, proprio a partire da oggi. Forse per dribblare fotografi e telecamere, gli inquirenti sono arrivati in via di Campolongo poco dopo le sette e le operazioni con il potente georadar sono iniziate alle otto, andando avanti per più di un’ora. Quando verso le dieci una pioggia fitta e battente si è abbattuta sulla zona, nel campo era rimasto solo un presidio dei carabinieri, lo stesso che dal primo mattino aveva bloccato le vie di accesso alla strada, sia da via di Dini che dal lato lungomonte. Un atto è stato notificato alla famiglia Logli, alla presenza di un legale dello studio di Roberto Cavani, l’avvocato che assiste in questa vicenda Antonio e Valdemaro. Verificato il mandato, sono state acquisite le chiavi del cancello che consente l’accesso al campo e sono iniziati i lavori di sondaggio del terreno, a cui nessuno dei familiari ha assistito. Il campo per ora resta sotto sequestro. Nei prossimi giorni si cercherà in alcune strutture pubbliche che potrebbero in qualche nodo essere messe in relazione con gli eventi e soprattutto in alcune strade vicine a via Dini, nelle quali, all’epoca della sparizione della signora Ragusa, erano in corso dei cantieri per lavori stradali.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
