Il dolore
Prigionieri in aeroporto per 14 ore
Il volo Ryanair per Londra rinviato per tutta la giornata, poche informazioni dalla compagnia. Ora c’è chi vuole far causa
PISA. Prigionieri nell’aeroporto per quattordici ore: è successo a quasi duecento persone che ieri hanno raggiunto lo scalo Galilei prima dell’alba, convinte di partire con il volo FR 585 della Ryanair diretto a Londra Stansted, che era previsto alle 6,25. Sono riusciti a staccarsi dal suolo italiano solo alle 20,30. Ma già durante la coda mattutina per il check in c’erano stati sinistri presagi, poiché il monitor indicava la partenza alle 11,40: questo dettaglio è fondamentale e tra un po’ vedremo perché. Man mano che il tempo passava l’orario è stato posticipato ogni volta mezz’ora più in avanti, fino a quando (dopo pranzo) alcuni passeggeri, inferociti per l’assenza di comunicazioni, hanno scoperto per caso che l’aereo che avrebbe dovuto caricarli aveva avuto un guasto tecnico per un fulmine e aveva dovuto fare un atterraggio d’emergenza a Genova. In effetti ieri, proprio il volo FR 584 in partenza alle 8,05 da Stansted e previsto a Pisa per le 11,20 (attenzione all’orario) è stato cancellato, perché dirottato nella città della Lanterna. Ma a questo punto bisogna fare una considerazione: equipaggio e – soprattutto – velivolo provenienti da Londra, sarebbero dovuti essere gli stessi che partivano all’alba da Pisa; l’aereo in pratica fa avanti e indietro. Una domanda sorge spontanea: se l’apparecchio delle 6,25 non ha mai lasciato il Galilei, allora qual era quello incidentato che si è fermato a Genova? E qui si scatenano le supposizioni, perché Ryanair non ha parlato né con i passeggeri, né con Sat, la società che gestisce il Galilei, né con noi. L’ipotesi più verosimile è che i quasi duecento sfortunati siano stati colpiti due volte dalla sfortuna: il Boeing 737-800 con 189 posti che doveva partire da Pisa, sin dal mattino ha avuto un problema. Allora la compagnia low cost avrebbe scelto un profilo basso, ragionando così: in Toscana abbiamo gli aerei contati, in Inghilterra qualche mezzo in più; dunque facciamo partire l’apparecchio di riserva da Londra e con quello portiamo gli italiani in Inghilterra. Speravano che nessuno se ne accorgesse, ma poi ci si è messo il maltempo a complicare dannatamente le cose. Ripetiamo: sono supposizioni. Infatti l’aspetto che più di tutti ha scatenato la rabbia dei passeggeri è la totale mancanza di comunicazioni da parte di Ryanair. Al punto che una trentina delle persone dirette nella capitale inglese, a un certo punto ha bloccato l’imbarco di un altro volo del vettore irlandese pretendendo spiegazioni: il personale dava informazioni confuse e contraddittorie. «L’unica che ci ha messo la faccia è stata una povera addetta della Sat, che si è presa gli insulti di tutti». Lo racconta Juna Goti, giornalista del Tirreno, che era al Galilei per «una toccata e fuga a Londra: tornerò martedì, ho pagato online alberghi e tutto il resto, ma così ho già perso un giorno dei pochi che mi ero concessa». Parole di comprensione verso la Sat arrivano anche da un’altra passeggera, Francesca, che evidenzia i «due buoni pasto che ci ha dato l’aeroporto per comprarci un panino; mentre è scandaloso che non esista un responsabile Ryanair negli aeroporti italiani, che nessuno sapesse niente e che abbiamo scoperto quasi tutto grazie ai nostri familiari, i quali cercavano su internet e ci telefonavano». La scarsa collaborazione della compagnia low cost ha avuto risvolti paradossali: Goti e qualcun altro avrebbero voluto partire per Londra con un volo di Easy Jet; il problema non è solo che «a quel punto gli ultimi sedili disponibili costavano 300 euro. In più Ryanair non consegnava le valige ormai passate al check in, visto che il volo non era stato ufficialmente cancellato. E per lo stesso motivo non autorizzava il cambio gratuito su altri suoi voli, né il rimborso del biglietto. C’è stata una semi rivolta e una ragazza ha raccolto gli indirizzi email dei tantissimi che vogliono fare una causa collettiva al vettore di Michael O’Leary».
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