Il Tirreno

Pisa

Senza lavoro, senza casa e con un bimbo in arrivo

di Pierluigi Ara
Senza lavoro, senza casa e con un bimbo in arrivo

Una coppia che vive d’elemosina e dorme su una panchina lancia un appello: «Ci offrono un panino e un po’ d’acqua, ma non basta: aiutateci»

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CALCI. Si trascinano da una panchina all’altra dove dormono, la notte, privi di un qualsiasi riparo. Non possiedono nulla di nulla. La solitudine come compagnia quotidiana. Evelyn Glaudi e Pasquale Tarantino, tutti e due di 26 anni, lei di Sarzana e lui siciliano, dallo scorso giugno sopravvivono in coppia. Versano in una situazione di estremo disagio. Il loro è un caso di degrado umano e sociale impressionante. In aggiunta Evelyn porta in grembo un bambino. «Sono incinta da tre mesi», dice la ragazza. Porta addosso una invalidità fisica permanente e confida: «Sono scampata ad un terrificante incidente della strada, alla periferia di Lucca. È successo che, alla guida di un motorino, anni fa, sono stata travolta da un’auto. Ho riportato fratture, un trauma cranico con emiparesi alla gamba destra. Quando mi hanno soccorso, il cuore si era momentaneamente arrestato. È seguita la trafila negli ospedali di Lucca, Viareggio, Pistoia e la riabilitazione a Barga. L’assicurazione non ha ancora sborsato un euro. È’ tutto in mano agli avvocati».

«Io l’ho conosciuta alla stazione del Cpt, alla fermata dei pullman, a Pisa - prosegue Pasquale -. E tra noi è scoppiata subito la simpatia, è sbocciato l’amore. Ci unisce la comune povertà. Ci siamo messi insieme. Lottiamo, ma a questo punto non ce la facciamo proprio». Pasquale confessa: «Prima di incontrare Evelyn ho pensato di farla finita: buttarmi giù dal monte. Ho alle spalle anche errori commessi dopo essere fuggito da casa, a Castelmaggiore, perché a 14 anni la matrigna mi maltrattava e mi picchiava. Ho svolto qua e là qualche lavoretto precario soprattutto muratore e imbianchino. Ho provato a bussare a tante porte, compreso il centro per l’impiego. Nessun riscontro. Vorrei soltanto svolgere un lavoro qualsiasi. Adesso c’è Evelyn con il bimbo che deve nascere …».

«Non abbiamo un’abitazione, un punto di appoggio – interviene la donna – ci siamo rivolti al sindaco, abbiamo bussato alla canonica, ci siamo messi a chiedere l’elemosina per strada, ma i carabinieri, che fanno il loro dovere, ci hanno bloccato. Un piccolo rifugio lo avevamo trovato, a Campo, in una baracca diroccata priva di luce e acqua. Una condizione fatiscente, antigienica con il rischio del crollo. Il nostro tetto è il cielo stellato o pieno di nuvole. Arriveranno presto la pioggia e il freddo».

Qualcuno offre saltuariamente un panino, porge una bottiglia d’acqua, porta un caffè. I problemi, enormi, irrisolti restano tutti. L’appello dei due giovani: «Non intendiamo rubare, neppure ci riuscirebbe. Chiediamo lavoro, una casa. Ci trovate su una panchina in paese».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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