Lutto
Tumori, l’Asl deve pagare la cura Di Bella
Legale pisano vince una causa per assicurare gratis la terapia. Il Tribunale riconosce i miglioramenti
PISA. Cura Di Bella gratuita per la paziente che ha dimostrato che i farmaci della discussa terapia oncologica possono ottenere risultati.
Lo ha stabilito il Tribunale civile di Lucca (presidente Silvia Mugnaini, a latere Carmine Capozzi e Beatrice Simona Giunti) accogliendo la richiesta di una quarantenne, residente a Viareggio, affetta da tumore all'addome.
Assistita dall'avvocato Valerio Uliana di Pisa, la donna aveva presentato un reclamo contro la decisione del Tribunale che aveva respinto il ricorso della paziente. Le relazioni dei consulenti tecnici d'ufficio e gli esami sostenuti dalla ricorrente in strutture pubbliche sono stati fondamentali per chiarire ai giudici l'evoluzione positiva della malattia attribuibile al metodo Di Bella. L'Asl 12 non solo dovrà pagare le cure alla donna per tutta la durata della terapia, ma dovrà anche saldare le competenze legali nei due gradi di giudizio e le spese per la Ctu.
«Non ci è stato riconosciuto il rimborso di quanto pagato finora per la terapia - spiega l'avvocato Uliana – solo per una questione di competenza di giurisdizione. Ma faremo ricorso al Tribunale ordinario. Si tratta di 6mila euro che la mia cliente, disoccupata da anni, ha trovato con grande difficoltà».
La sentenza apre un fronte sulla cura anti-cancro messa a punto tra il 1997 e il 1998 dal fisiologo siciliano Luigi Di Bella, morto nel 2003. A Verona ci sono medici che continuano con quel metodo. È lì che la quarantenne di Viareggio si è rivolta per trovare una speranza di vita.
Dalla somministrazione dei farmaci del metodo Di Bella alle ultimi analisi, le condizioni di salute della paziente sono migliorate con una progressione che ha stupito la stessa donna. E convinto i giudici. Che scrivono: «Se si considera che nel gennaio 2011 risultava la presenza, nella paziente, di numerose stazioni linfonodali a carattere patologico a livello retroperitoneo e in sede iliaca e che, nel febbraio dello stesso anno, un'altra ecografia evidenziava un invariato impegno adenopatico a livello cervicale e addominale, la condizione della paziente riscontrata dal Ctu tra agosto e novembre 2012 non può essere liquidata come una mera situazione di stabilità della malattia, ma di vera e propria regressione della medesima. Il tutto sulla base di dati clinici inconfutabili che non si traggono da allegazioni di parte, ma da esami eseguiti nell'ambito di strutture pubbliche e su indicazione dell'ausiliario del Tribunale».
La radiografia all'addome del 25 maggio 2013, fatta in un presidio dell'Asl 12, «non solo conferma l'assenza di elementi sintomatici della malattia, ma evidenzia anche la stabilità nel tempo (agosto 2012 ad oggi) di un quadro clinico di netto miglioramento».
Accogliendo la tesi dell'avvocato Uliana, confortata da risultanze mediche e radiologiche, il Tribunale attribuisce alla cura Di Bella un effetto benefico sulla salute della paziente, «allo stato addirittura risolutivo» si legge nella sentenza.
Tra gli argomenti sostenuti dall'Asl per dire no alla cura c'era anche quello di salvaguardare di bilancio. Per i giudici, al contrario, "i impone al Sistema sanitario nazionale l'erogazione di prestazioni nettamente meno costose di quelle oggetto delle cosiddette terapie tradizionali che l'Asl pretenderebbe di erogare alla paziente". Per il Tribunale di Lucca non solo il metodo Di Bella ha portato risultati medici apprezzabili, ma si rivela anche più economico delle cure standard. E deve essere garantito a tutti.(p.b.)
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