Il Tirreno

Pisa

«Ho visto Roberta nell’auto del marito»

di Pietro Barghigiani

Spunta un secondo superteste: la donna, in pigiama, è salita nella macchina di Logli. Le perplessità della Procura

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SAN GIULIANO TERME. Un secondo supertestimone, e con un potenziale terzo teste da verificare, ridanno vigore all’inchiesta sulla scomparsa di Roberta Ragusa, l’imprenditrice di Gello sparita nella notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012 dalla sua abitazione in via Dini. Un’indagine che si stava avviando sul binario della richiesta di archiviazione. E che ora trova nuovi spunti da approfondire.

L’uomo, sui 30-35 anni, residente in zona, già sentito dagli inquirenti, ha riferito di aver visto la donna poco prima delle una la notte in cui della madre di famiglia si sono perse le tracce. Lui era in bici. Dice si averla vista salire davanti casa nell’auto di Antonio Logli, il marito indagato per omicidio volontario, vilipendio e occultamento di cadavere.

Le sue dichiarazioni, consegnate anche alla trasmissione “Quarto Grado” in onda ieri sera su Retequattro, se confermate, andrebbero a irrobustire la tesi dell’accusa che al momento ha nel solo Loris Gozi la carta più alta da giocare nella partita con Logli.

«Sono sicurissimo». Il superteste sostiene di aver taciuto in questi venti mesi di ricerche perché temeva le reazioni della famiglia Logli. «Sono potenti» ha spiegato agli inquirenti. Nel passato recente dell’uomo ci sono anche piccoli inciampi con la giustizia che lo avrebbero portato ad avere una certa ritrosia nei confronti delle forze dell’ordine. Un elemento in più per non impicciarsi in storie complicate. Poi la decisione di parlare e aprire lo scrigno dei ricordi di quella notte in via Dini. Una strada che, alla luce anche delle ultime testimonianze, appare trafficata parecchio a orari insoliti per essere un’anonima via di campagna esposta ai rigori delle temperature invernali.

«Sì, sono sicurissimo – ha risposto nel corso dell’intervista a “Quarto Grado” –. Era lei. Sarà stato un quarto o dieci all’una. Non prima, né dopo. Era un freddo cane. Lei mi ha tagliato la strada in diagonale. Ho visto questa signora col pigiama e stavo per buttarmi sulla corsia di sinistra per farla attraversare. Lei si è fermata a metà della corsia».

L’auto e il conducente. Il teste racconta poi di essere stato illuminato dai fanali di un’auto proveniente dalle sue spalle. «Ho visto i fari di un veicolo da dietro – ha aggiunto – e con l’arrivo della macchina mi è toccato riportarmi a destra. Alla guida di quella macchina c’era una persona che conosco». Dopo qualche tempo i due si sono incontrati e hanno commentato l’episodio. «Eri tu quello in bici?» gli ha chiesto l’automobilista. «Sì, ero io» ha risposto il superteste. Ci sarebbe, quindi, una terza persona che può aver assistito alla scena di Roberta in strada in pigiama.

Roberta in macchina. Il fatto nuovo che dovrà essere valutato nella sua veridicità dagli investigatori dell’Arma è racchiuso nella dichiarazione clou: «Ho visto salire Roberta nella macchina del marito. Di quella donna mi hanno colpito gli occhi azzurri. Sembrava fuori di sé».

Procura perplessa. In Procura sono cauti sulle dichiarazioni dell’uomo in bicicletta. Spiega il procuratore capo, Ugo Adinolfi: «Lo ascolteremo presto, certo che si è presentato soltanto ora dopo venti mesi e qualche perplessità ce l'abbiamo. Verificheremo il racconto, ma è presto per dire se davvero si tratta di una svolta alle indagini o se invece è qualcuno che cerca pubblicità».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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