Il Tirreno

Pisa

«Ci rimane solo lo sciopero della fame»

di Luca Lunedì
«Ci rimane solo lo sciopero della fame»

Stefano Perini, bancarellaio: il bando che l’amministrazione ha proposto per la porzione del S. Chiara non dà garanzie

2 MINUTI DI LETTURA





PISA. La saga dei bancarellai di piazza del Duomo si arricchisce di un nuovo capitolo. Dopo la lettera a Papa Bergoglio, dopo gli striscioni e i cartelli tradotti in varie lingue per informare i turisti che lo stato di transennamento della piazza era un “omicidio commerciale”, arriva lo sciopero della fame. «È l’unico mezzo che ci è rimasto per essere ascoltati», commenta Stefano Perini, uno dei venti operatori che hanno aderito alla radicale forma di protesta.

L’improvviso innalzamento della temperatura nello scontro con l’amministrazione arriva dopo un periodo di relativa calma che lasciava sperare in una pacifica soluzione della situazione: negli ultimi giorni si erano avute aperture significative verso la possibilità di un ritorno dei bancarellai alla sede abituale o, in alternativa, nella sede da loro indicata come preferita, ossia la porzione del complesso di Santa Chiara denominata Umi 1.

«È vero – conferma Perini – sembrava andare tutto abbastanza bene: Soprintendenza e Comune sembravano d’accordo nell’appoggiare l’ipotesi dell’Umi 1 e sembrava allontanata la prospettiva del parcheggio di via Pietrasantina, infatti stavamo procedendo con tranquillità allo sgombero delle bancarelle. Poi quando siamo andati a ragionare in concreto sono cominciati i problemi». E con i problemi è rimontata la protesta, quindi lo sciopero della fame: «Pensavamo di avere maggiori garanzie, ma non ce ne hanno fornite».

La questione si incentra ancora una volta sul futuro bando che assegnerà l’Umi 1: «Noi siamo disposti a consorziarci e a trovare una finanziaria che si faccia garante dell’investimento economico, anche se non è facile. Siamo pronti a rischiare, ma un bando pubblico come quello che ci è stato prospettato permetterebbe al grande investitore di turno di poter concorrere e vincere, mentre noi chiediamo che quell’area non venga data a caso, ma a dei contribuenti pisani che fanno parte della città e della piazza da sempre».

La via di mezzo sembrava essere stata trovata con l’opzione dello spostamento nella vicina piazza Manin, ma anche qui sembrano sorti alcuni intoppi: «Ci ha scritto l’ufficio tecnico del Comune chiedendoci di firmare una liberatoria che permetta agli operai di spostare le bancarelle senza alcuna responsabilità perché considerate in cattivo stato. Noi abbiamo fatto presente questo fatto da anni, ma non ci hanno mai ascoltato né ci hanno permesso di modificarle nel tempo per impedire che arrivassero in questo stato. Adesso vorrebbero che noi firmassimo una liberatoria dai rischi che li autorizzi a distruggere quelle inadeguate, il tutto a nostre spese ovviamente».

«Nel frattempo lo sciopero della fame continua. Tanto sono 15 giorni che non lavoro, almeno risparmio».

GUARDA IL VIDEO

SUL NOSTRO SITO

WWW.ILTIRRENO.IT

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa