Attenzione
Addio Trillo, in carcere da innocente
Morto Fabio Viscido: nel 2004 fu arrestato e poi assolto insieme al fratello dall’accusa di banda armata nelle Brigate Rosse
PISA. Addio “Trillo”. È il buffo soprannome con cui era conosciuto in città Fabio Viscido. Se ne è andato ieri dopo una lunga malattia. Aveva 56 anni.
La storia di Fabio, centralinista alle poste, rientra in quelle esistenze che la storia cattura e poi rimuove lasciando segni che non si cancellano. Il 24 febbraio 2004 Fabio e il fratello Maurizio, “Billo” , 52 anni, vennero arrestati con l’accusa di far parte delle Brigate Rosse. Banda armata e associazione sovversiva erano i reati che li portarono in carcere e poi sotto processo da cui uscirono assolti nel luglio 2005 con la più ampia delle formule. In carcere da innocenti. Brigatisti per sbaglio. Loro, due dipendenti delle poste, colpevoli solo di aver frequentato un certo ambiente della sinistra estrema e terzomondista. Alla notizia dell’arresto, nell’ambito di indagini che fecero finire in cella altri esponenti delle Br, quelle vere, in città lo choc fu unanime. I due fratelli non avevano certo il curriculum degli aspiranti brigatisti. Tipi innocui fuori luogo nel ruolo di guerriglieri.
Fabio, maturità scientifica, studi universitari incompiuti in psicologia, alle poste aveva lavorato come impiegato al Cpo di Ospedaletto, e come centralinista. Tifoso agguerrito della Roma e, neanche a dirlo del Pisa, aveva condiviso la passione politica con quella per le motociclette. Nel ’96 ha un gravissimo incidente stradale in moto e resta con il braccio destro paralizzato. L’amicizia con Cinzia Banelli , br poi pentita di Vecchiano, e il giro di Nadia Desdemona Lioce e Bruno Di Giovannangelo, non li aveva aiutati. Quando furono arrestati Fabio e Maurizio Viscido da almeno dieci anni non facevano più politica o attività sindacale, almeno alla luce del sole. In passato, con Lotta Continua e con altri gruppi dell' estrema sinistra come il circolo antagonista Macchia nera, avevano partecipato a manifestazioni fino ad essere denunciati per un' "occupazione proletaria". Fabio, nei primi anni Novanta, aveva organizzato un comitato di base alle Poste di Pisa, un organismo sindacale che aveva avuto un buon successo di iscritti. Ma i veri Cobas, erano nati molto più tardi, nel 1999.
Negli ultimi mesi, prima di finire in cella, i due fratelli avevano partecipato ad alcune manifestazione organizzate dai No global. Per la Digos dell’epoca avrebbero messo a disposizione dei terroristi la propria esperienza e informazioni riservate. Fu la stessa Cinzia Banelli a scagionarli nel marzo 2005. La pentita disse ai giudici che i due fratelli erano suoi amici, «ma che tale rapporto aveva carattere esclusivamente privato e non riguardava l'organizzazione terroristica alla quale lei confermava di essere associata». Con la sentenza di luglio dello stesso anno Billo e Trillo furono riabilitati con un’assoluzione solare. Fabio, brigatista per sbaglio, iniziò poi un’altra battaglia contro il male che ieri se l’è portato via. L’addio oggi alle 15 nella chiesa di San Nicola.
Pietro Barghigiani
Candida Virgone
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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