Gioco
«Il Verdi pronto a gestire Calambrone se si fanno i lavori»
Il presidente Toscano invita il Comune a completare gli interventi necessari. «Spazio con grandi potenzialità»
PISA. Sulla questione del teatro di Calambrone e dello spreco di denaro pubblico che si sta rischiando lasciandolo immerso nel nulla, finora mancava una voce autorevole che vivesse il teatro e di teatro. Identikit che si addice come meglio non potrebbe a Giuseppe Toscano, presidente della Fondazione Teatro di Pisa.
Presidente, come è venuto in contatto con il teatro di Calambrone?
«Da quando sono stato eletto presidente della Fondazione (nell’autunno 2011, ndr) ho avuto il difficile compito di armonizzare il cartellone di Marenia con lo spazio di Calambrone. Dovevo cercare di creare una rete di spettacoli che coinvolgesse tutto il litorale: il teatro Verdi si è così fatto collettore del panorama culturale del litorale»
Ma qualcosa non è andato per il verso giusto per quanto riguarda Calambrone.
«Infatti. A differenza dello spazio del nuovo porto, che già quest’anno ha potuto ospitare delle iniziative, là si è rivelato tutto molto più difficile».
Quali sono i problemi?
« Quelli che avete bene evidenziato con la vostra inchiesta: ci sono dei deficit strutturali difficilmente risolvibili. Al momento è un bellissimo monumento al teatro ma non è un spazio fruibile, mancano le opere strutturali come le fognature per i bagni e quelle di corredo come un punto ristoro, per esempio. Ci sarebbe poi un discorso più ampio che coinvolgerebbe anche i locali vicini: non si può pensare di portare un certo tipo di offerta quando a pochi metri c’è musica da discoteca sparata a tutto volume da bagni e campeggi».
Qual è il ruolo che deve avere l’amministrazione comunale secondo lei?
«Questi vincoli il Comune li conosce molto bene. È prioritario che si attivi per far adempiere i soggetti privati affinchè portino a termine i lavori dell’area circostante e, dove possibile, intervenga in prima persona per migliorare la fruibilità generale della struttura. Del resto la riprova si è avuta con i bandi andati deserti e anche la successiva fase con i contatti diretti da parte della Fondazione verso altre associazioni non ha dato migliori frutti. Nessuna realtà locale ha i mezzi per potersi pagare in proprio un allestimento di quell’entità e d’altra parte un sussidio occasionale per una singola iniziativa non risolverebbe il problema».
Qual è il rischio?
«Che si perdano i soldi finora investiti, e sono molti. Oltre ad essere un grande peccato per tutta Calambrone dato che l’arena è davvero bella e potrebbe davvero essere la nostra Versiliana, come era nei progetti iniziali. La Fondazione rinnoverà l’accordo per ricevere le richieste di interesse da parte dei soggetti culturali interessati ad usare lo spazio ma fino a quando non sarà veramente fruibile non penso che ci potremo accollare l’onore di fare una nostra programmazione».
Se i problemi strutturali venissero risolti, come si potrebbe rilanciare quello spazio?
«Il futuro del teatro, e dei teatri, sta nell’unione. Parlo anche per il Verdi: i teatri si devono unire in una rete comune che vada da Livorno a Lucca. Nel raggio di pochi chilometri abbiamo delle realtà culturali attivissime e ognuno, con le proprie peculiarità, può aiutare il movimento generale a crescere sia in quantità che in qualità. Il teatro di Calambrone potrebbe così entrare in una rete che ne permetta un più vasto utilizzo: concerti, dibattiti, simposi, sarebbe tutto fattibile e andrebbe ad attrarre pubblico di tutte le età e di tutti i gusti».
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