Il Tirreno

Pisa

Pontecorvo non ebbe il Nobel perché scelse l’Unione Sovietica

di Sabrina Agonigi
Pontecorvo non ebbe il Nobel perché scelse l’Unione Sovietica

Decine di studiosi provenienti da ogni parte del mondo hanno ricordato il grande fisico a cento anni dalla nascita

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PISA. «Come fisico, credo di aver avuto un po' di fantasia»: così diceva di sé Bruno Pontecorvo, lo scienziato pisano noto per la sua rocambolesca fuga in Unione Sovietica, nel 1950, in piena guerra fredda. Al centenario della nascita del fisico pisano (Marina di Pisa, 22 agosto del 1913), è stato dedicato un Simposio internazionale di carattere storico-scientifico, organizzato dall'Istituto nazionale di fisica nucleare, dall'Università di Pisa, dalla Scuola Normale Superiore, dal Jnr di Dubna (Ru) e dal Cern di Ginevra. Per questa occasione l'aula magna del Polo Fibonacci ha accolto, dal 18 al 20 settembre, un centinaio di illustri studiosi giunti da ogni parte del mondo.

Guenakh Mitselmakher, professore di Fisica delle Particelle presso l'Università della Florida, allievo e collaboratore di Pontecorvo per venti anni, ricorda: «Una qualità di Bruno che, secondo la mia opinione, lo distingue da molti altri scienziati eccellenti è la sua rara sensibilità per la fisica. Di solito la parola sensibilità è riservata non per la scienza ma per l'arte e altri settori della vita. Nel campo scientifico, in situazioni simili, noi usiamo abitualmente la parola “intuito”. Trovo che “sensibilità” sia in qualche modo più significativo: mentre l'intuito è l'abilità di cogliere la verità senza una prova, la sensibilità nella scienza include anche la capacità di cogliere cosa è importante, prima che altri lo riconoscano».

Una conferma di queste parole giunge dal premio Nobel per la fisica Jack Steinberger che ha dichiarato: «Sono personalmente molto in debito verso Pontecorvo per le sue intuizioni».

Onorato dai sovietici con il conferimento del prestigioso premio Lenin, Pontecorvo non è stato invece insignito del premio Nobel «sebbene le sue intuizioni sui neutrini siano assolutamente brillanti e attuali - come spiega il prof. Vincenzo Cavasinni dell'Università di Pisa - Il riconoscimento mancato è forse dovuto più a motivi politici che scientifici, dato che ha scelto di lavorare al di là della cortina di ferro».

La complessa vicenda politica e umana del fisico è stata ripercorsa al Simposio attraverso la proiezione del film documentario di Giuseppe Mussardo "Maksimovic - La storia di Bruno Pontecorvo", realizzato per la regia di Diego Cenetiempo grazie al contributo di Luisa Bonolis e ai filmati coprodotti da La Limonaia Scienza Viva di Pisa e Science Video di Mosca.

Da vero allievo di Enrico Fermi, Bruno Pontecorvo è stato eccellente tanto come fisico teorico quanto come sperimentatore: a lui, ad esempio, si deve un metodo per identificare i giacimenti petroliferi, basato su alcuni effetti di fisica nucleare scoperti durante gli anni di studio romani, nel gruppo di Via Panisperna.

Bruno Pontecorvo è passato alla Storia come "Il signore dei neutrini", le particelle prodotte nell'interno delle stelle e nei reattori nucleari, particolarmente difficili da rivelare e fondamentali però per comprendere il segreto della materia.

Alessandro Baldini, uno degli organizzatori del Simposio e responsabile dell'esperimento Meg, manifesta la sua soddisfazione: «Sono molto contento per questo convegno, non solo per la commemorazione, ma anche per i risultati inediti che sono stati presentati».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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