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Pisa

la commozione degli ambulanti

«Da mio nonno a mio figlio eravamo qui dal 1948»

«Da mio nonno a mio figlio eravamo qui dal 1948»

PISA. Dalla rabbia e dalle urla di sabato, alla rassegnazione e alla commozione di ieri mattina. Nel giro di due giorni il clima tra i bancarellai di piazza dei Miracoli si è modificato radicalmente....

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PISA. Dalla rabbia e dalle urla di sabato, alla rassegnazione e alla commozione di ieri mattina. Nel giro di due giorni il clima tra i bancarellai di piazza dei Miracoli si è modificato radicalmente. Sabato, in occasione dell’assemblea che doveva accettare o meno la linea dell’accordo e del conseguente sgombero, gli animi erano molto accesi (qualcuno pensava ancora di poter resistere a oltranza). Ieri il silenzio e le lacrime durante le operazione di imballaggio della merce. Ida, una delle decane della piazza, non riesce a trattenere il pianto. La confortano i più giovani, ma anche lo stesso coordinatore della commissione di mercato, Gianmarco Boni, trattiene a stento la commozione mentre l'abbraccia. «Un pezzo della nostra vita finisce oggi – dicono in tanti – Ma non ci vogliamo arrendere». Tra coloro che stanno lentamente imballando la merce, c’è Patrizio Pezzi (nella foto), bancarellaio da sempre. Lo era suo nonno, lo è suo figlio. «L’attività fu iniziata nel 1948 da mio nonno Ugo – racconta – poi toccò a mio padre Luciano e ora c’è mio figlio Fabio. Ho visto nascere questi banchi, che mio padre e i suoi colleghi trasformarono da quelli di legno, praticamente di nascosto dal Comune che poi apprezzò alla fine il lavoro. Un lavoro duro, nonostante quello che pensa la gente, tutti i giorni in piedi mangiando un panino». Per Patrizio Pezzi e la sua famiglia inizia adesso una fase difficilissima. «Metteremo la merce in magazzino sperando di trovare una sede alternativa a via Pietrasantina – prosegue - Sicuramente c’è tanta incertezza sul futuro nonostante siamo favorevoli al progetto Santa Chiara. Ma chissà se il turista comprerà lo stesso in quella nuova struttura; le bancarelle avevano infatti un qualcosa di folcloristico che attirava la gente». Ma ormai la strada è tracciata. «Dobbiamo ormai andare in questa direzione – conclude Pezzi - Anche perché dobbiamo vivere. Ci sono le tasse da pagare a fine anno, con il banco chiuso. Io ho fatto i conti per andare in pensione… Ma con quello che mi spetta non si può andare. Dovrò ancora lavorare». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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