Il Tirreno

Pisa

Carcere, uno spazio colloqui per essere ancora i genitori

di Candida Virgone

La struttura accoglie i figli dei detenuti ed è stata realizzata grazie alle volontarie del Cif alla Cassa Edile e alla Fondazione Pisa. Presto sarà ristrutturato anche il parlatorio

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PISA. «Che bello mamma! L'hai fatta tu questa stanza?». Lorenzo guarda ammirato Topolino, Bambi, Paperino, le pareti a colori pastello piene di fiori dipinti, e sorride felice ed emozionato. Gli fa piacere andare a trovare la mamma in un ambiente colorato e che sembra il tinello di casa. La sua reazione è il regalo più bello che una giovane donna in carcere possa ricevere. Ce lo racconta Irene, incontrata ieri mattina al Don Bosco, dove è stato inaugurato lo spazio colloqui destinato ai genitori che in prigione devono avere la possibilità di ricevere i figli minori, uno spazio in funzione già da una settimana. Una stanza per i minori e anche per quelli cresciuti, realizzata grazie all'impegno delle volontarie del Cif, della Cassa Edile e al contributo della Fondazione Pisa. Il lavoro lo hanno fatto i detenuti, da quello murario ai dipinti sulle pareti, opera di Marcelino e Kaled su progetto e disegni di Alfredo. Il nuovo "parlatorio" destinato ai bimbi di detenuti e detenute è composto da due salette, una dopo l'altra, arredate con tavoli e sedie multicolori, più una terrazza esterna con tanto di ombrelloni e tavolini, contornata da pareti su cui sono disegnati i lungarni, piazza dei Miracoli e i Monti Pisani. A terra, nelle salette, giochi e libri per bambini.

«Mio figlio ha sei anni - racconta Irene, dietro le sbarre da un anno e che dentro deve restare ancora nove anni e otto mesi - e per ora non si rende ben conto: io gli ho spiegato che ho sbagliato e che per questo sono in punizione. Conoscendo la verità si affronta meglio il dolore. Lo vedo tutte le settimane, lo porta mia madre, e aspettarlo in parlatorio per me era una pena; riceverlo qui ci ha cambiato la vita, ci ha reso felici entrambi. Lui era raggiante e oltre al solito “quando torni a casa?” mi ha chiesto se l'avevo dipinta io».

«I miei figli sono grandi, 23 e 19 anni», racconta Tamara, dentro da due mesi e con sette anni e otto mesi da scontare, una testa piena di riccioli biondi. «Quando sono entrati li ho abbracciati, ci siamo seduti al tavolo, e dopo un po' mi sono dimenticata di tutto e di tutti, mi sembrava di stare a casa. Anche quando il colloquio è finito sono rimasta in estasi per tutta la giornata, mi sentivo un'altra persona, sospesa a mezz'aria. Loro erano raggianti».

Yussuf, che al progetto ha lavorato alacremente, sua figlia di tre anni e quattro mesi in carcere non ha mai voluto che entrasse. «Devo ancora scontare tre anni e mezzo - spiega - ma domani esco con un permesso e non vedo l'ora di riabbracciarla. Ora potrò farlo anche qui e, se verrà, ne sarò felice. Prima con quel bancone, quell'atmosfera non volevo che mi vedesse così».

Claudio non ha figli ma è contento di aver lavorato alla realizzazione delle salette. «Sono qui da due anni - spiega - ma ora c'è il processo e spero che vada bene. Sono felice di aver fatto questa cosa per i bimbi dei miei compagni».

Le stanzette per i figli minori serviranno per il momento a tutti i colloqui con i familiari, in attesa che vengano conclusi i lavori in corso al parlatorio, per l'abbattimento del famoso bancone divisorio, secondo l'adeguamento alle normative che prevedono un ambiente più umano per tutti.

Sono una trentina i bambini, dai neonati ai 12 anni, i quali ogni settimana, a Pisa, varcano le soglie del Don Bosco (dove sono ospitati in media 200 detenuti, il 60% stranieri, una cinquantina donne) per andare a trovare padri o madri che hanno sbagliato. C'è anche una buona parte di adolescenti e ragazzi maggiorenni.

«Genitori e figli sono contenti soprattutto perché possono abbracciarsi, stringersi», ha commentato ieri il direttore del Don Bosco, Fabio Prestopino, che ha definito questa inaugurazione «un ulteriore passo in avanti per il miglioramento delle condizioni della detenzione».

«Un motivo di orgoglio - ha detto l'assessore comunale al sociale, Sandra Capuzzi - perché agli adulti in un certo senso si prospetta un futuro e ai bambini una dimensione normale».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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