Lutto
L’università deve rimettersi in discussione
Incontro con gli studenti su ricerca e fuori corso. «Il ripensamento deve riguardare anche i docenti»
PISA. «L'università deve avere il coraggio di rimettersi in discussione e non possono farlo solo gli studenti, tutto l'apparato deve farlo, compresi i professori, perché l'università non è di chi ci lavora o di chi la frequenta, l'università è di tutta la nazione e di tutti i cittadini». Sono chiare le parole del ministro Carrozza che ieri pomeriggio ha incontrato gli studenti universitari. Molti i temi toccati, soprattutto sulla riforma dell'università. Allo studente che ha posto l'annosa questione dei fuori corso, il ministro ha risposto senza colpevolizzare: «Il problema è complesso e posso capire la sofferenza di tutti coloro che non riescono a laurearsi in tempo. Ma ancora più problematica è la generalizzazione che si fa di questa categoria di studenti. Non è detto che chi è fuori corso non abbia voglia di studiare. Ci sono quelli che lavorano, quelli che hanno tempi diversi e non riescono a coordinarsi con gli appelli. Bisogna aumentare la qualità dell'insegnamento e porre le basi affinché tutti possano essere in pari con gli esami, organizzando anche gli appelli nel modo giusto». Il dibattito ha posto l'accento anche su altre dinamiche zoppicanti del sistema: dottorandi e ricercatori, per esempio. «Limitare nel tempo la possibilità di proseguire negli studi e nella ricerca non è la soluzione. Perché limitare la libertà di fare ricerca? Io sono contraria ai dottorati senza borsa perché sono sinonimo di sfruttamento; la mia idea è quella di valorizzare il dottorato dandogli la dignità di un contratto lavorativo perché un dottorando è un lavoratore della conoscenza. Purtroppo invece questa è una prassi sempre più frequente. Sono favorevole anche all'immissione di queste figure all'interno della pubblica amministrazione e nelle aziende».
Carrozza ha anche dato alcune indicazioni sulla sua idea di università: «Mi batterò fino all'ultimo giorno del mio mandato affinché l'università possa avere più finanziamenti perché penso che studiare non sia solo una passione, ma debba preparare a una professione, a un lavoro. All'aumento delle risorse deve corrispondere una riorganizzazione del sistema perché non si può pensare che un corso di studi non sia subordinato alle competenze che devono essere acquisite e sono convinta che, su questo tema, non c'entrino il numero di professori o il numero di università. Chiudere un'università, solo perché è in fondo a una classifica, non è la soluzione».
A chi ha criticato il decreto 104 (riforma della scuola) Carrozza replica: «Mi arrabbio con chi chiama questo decreto “Legge Carrozza”, il decreto si chiama “L'istruzione riparte” ed è nato in circostanze particolari. Siamo riusciti, con il lavoro e i negoziati, a meritarci questo finanziamento che non è sufficiente, ma è pur sempre un primo passo».
Cesare Bonifazi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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