Il Tirreno

Pisa

A Palazzo Blu i capolavori di Andy Warhol

di Maurizia Tazartes

Dal 12 ottobre in esposizione 150 opere dell’artista americano provenienti da varie collezioni

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PISA. Dopo le rassegne su “Artemisia, la Musa Clio e gli anni napoletani” e i “Costumi di scena. Anna Anni e l’Officina Cerratelli”, che hanno superato i 18.000 visitatori, Palazzo Blu è momentaneamente chiuso per lavori di ampliamento (in fase di ultimazione). Ma riaprirà i suoi battenti al pubblico il 12 ottobre con la nuova mostra dedicata ad un protagonista dell’arte contemporanea, Andy Warhol (titolo “Andy Warhol. Una storia americana”).

Sarà una grande esposizione, fino al 2 febbraio 2014, fatta per Pisa, con 150 opere provenienti dall’Andy Warhol Museum di Pittsburgh, da collezioni americane come Sonnabend, Feldman, Goodmann di New York, dai musei di arte moderna di Lisbona, Nizza, l’Albertina di Vienna, da raccolte pubbliche e private italiane come quelle di Lucio Amelio e Unicredit.

Patrocinata dal Comune di Pisa, sostenuta dalla Fondazione Pisa con la collaborazione di Gamm (Giunti Arte Mostre Musei), che pubblicherà il catalogo, è curata da Walter Guadagnini e Claudia Beltramo Ceppi.

Il percorso punta sui temi che hanno fatto di Warhol uno dei personaggi più eccentrici del XX secolo nel momento storico di passaggio della centralità dell’arte dall’Europa agli Stati Uniti. Consumismo, violenza, criminalità, effimero, narcisismo, tutti gli aspetti di quella società americana, di cui l’artista stesso è il prodotto, saranno trattati attraverso le immagini.

Ci saranno i Brillo Boxes e le Campbell Soup, le tele dedicate ai Most Wanted Men e alle Electric Chair, i ritratti di attrici come Marylin Monroe, Liz Taylor, di uomini politici come Mao e Richard Nixon.

E molti autoritratti, dalle fototessere degli anni Sessanta alla serigrafie su carta dei Settanta fino alle celebri tele degli anni Ottanta. E ancora opere di grande formato come Miths, Dollar, Skull, e serie che testimoniano l’evoluzione stilistica e tecnica di Warhol dalla fotografia al disegno, all’opera su tela.

Nato a Pittsburgh nel 1928 con il nome di Andrew Warhola Jr. da immigrati cecoslovacchi e morto a New York nel 1987, Warhol fu artista Pop, pittore, scultore, regista, fotografo ed anche attore. Dopo gli studi come pubblicitario al Carnegie Institute of Technology di Pittsburgh, si trasferisce nel 1949 a New York dove lavora per riviste come Vogue e Glamour.

Sullo sfondo di un’America contraddittoria e tesa nella Guerra fredda, tra conservazione e liberazione dei costumi,Warhol brucia la sua esistenza.

Ferito nel 1968 con il compagno Mario Amaya dalla femminista radicale Valerie Solanas, vive tutti i fatti di sangue americani del ’900. E li riproduce in immagini forti, che mettono alla ribalta una società consumistica, assurda e crudele.

Immagini che ripete in serie, come se uscissero da una fabbrica, su grosse tele variandone i colori, incisivi e vivaci. Fatti criminali, incidenti stradali, sedie elettriche, ma anche volti di personaggi noti, marchi pubblicitari, che raccontano al mondo l’America di quegli anni.

Opere spettacolari che mettono allo stesso livello oggetti del supermercato e realtà atroci facendone delle vere icone capaci di suggestionare l’immaginario collettivo. Un passaggio epocale, come quello di Caravaggio che nel lontano Seicento sosteneva che fiori e frutti - anche bacati- avevano la stessa dignità delle figura umana.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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