Attenzione
«Misericordia, i dirigenti sono come Schettino»
Sindacati all’attacco per scongiurare gli oltre trenta licenziamenti Critiche vengono mosse anche all’arcivescovo Benotto e ai suoi rappresentanti
PISA. Cgil, Cisl e Uil compatte chiedono le dimissioni del direttivo della Misericordia e invitano il vescovo Giovanni Paolo Benotto a dimostrare sensibilità per scongiurare i licenziamenti dei 31 dipendenti della confraternita, che scatteranno il 5 ottobre. I tre sindacati usano parole durissime verso tutto il consiglio della Misericordia, “colpevole” di aver firmato un accordo il 26 luglio scorso e non averlo rispettato: «Inaffidabili e incapaci» sono coloro che davanti a Regione, Provincia e Comune due mesi fa si sono impegnati a «eliminare l’impatto sociale aperto della procedura di mobilità» e oggi vanno avanti verso il licenziamento. Ancora, «vergognoso, inaccettabile e irresponsabile è il voltafaccia che viviamo come un provocazione».
Poi ce n’è anche per Benotto, chiamato indirettamente in causa: Moreno Giannessi (Uil-Fpl) dal comportamento della Misericordia deduce che i vertici «hanno avuto il mandato di azzerare». La domanda è precisa: chi è il mandante? «Sono stati tutti nominati dal vescovo» è la mezza risposta. Gianluca Federici (segretario Cisl) rincara la dose: «A noi risulta che la proposta di proseguire coi licenziamenti sia stata votata giovedì sera all’unanimità e c’erano anche i rappresentanti del vescovo». Chiude Gianfranco Francese (segretario Cgil): «I dirigenti della Misericordia di Pisa sembrano proprio come Schettino, ovvero comandanti che fuggono dalle proprie responsabilità mentre la nave affonda. Noi non chiediamo tutti i giorni le dimissioni di un organo; con questo atto estremo crediamo di creare reazioni. Ma se ci fosse silenzio, ci interrogheremmo sulle sensibilità anche del vescovo».
I tre offrono una via d’uscita: «Bisogna vedere se gli uomini della Misericordia hanno capito bene le cose e come le hanno riportate a Benotto. Crediamo che qui non sia una semplice vertenza sindacale e di un problema giudiziario. La magistratura ci dirà se qualcuno si è arricchito con i 12 milioni che mancano. Ma c’è anche una questione morale che offende la storia di un ente diverso dagli altri – perché si chiama Misericordia – ma che si comporta come i peggiori padroni».
Intanto una promessa: da qui al 5 ottobre «attiveremo tutti gli strumenti di carattere tecnico giuridico» per evitare la «scelta unilaterale».
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