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Certificati medici per lo sport giovanile è una vera giungla

Certificati medici per lo sport giovanile è una vera giungla

Una legge in aprile, una nuova (che la smentisce) in agosto e alla fine i genitori litigano con i pediatri per le visite

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PISA. Mando il bimbo in palestra, o in piscina: serve il certificato oppure no? E se sì, devo fargli l’elettrocardiogramma? A… non fare chiarezza, sono giunte alcune disposizioni legislative in aprile e il “decreto del fare” nel corso dell’estate. Con un affastellarsi di norme che a Pisa come altrove hanno portato a roventi polemiche (in privato e anche su Facebook) fra i genitori di diversi bambini che fanno sport e i loro pediatri.

La legge. Partiamo dalle certezze, almeno sulla carta.

L'articolo 42 del decreto legge del Fare recita: «Al fine di salvaguardare la salute dei cittadini promuovendo la pratica sportiva, per non gravare cittadini e Servizio sanitario nazionale di ulteriori onerosi accertamenti e certificazioni, è soppresso l'obbligo di certificazione per l'attività ludico-motoria e amatoriale previsto dall'articolo 7 della legge Balduzzi». E quasi tutta l'attività sportiva praticata nelle palestre rientra proprio nella definizione “ludico-motoria amatoriale”. Rimane invece per legge l'obbligo del certificato per chi svolge un'attività non agonistica. Cioè, spiega il dottor Marco Maccheroni, delegato provinciale della Federazione italiana gioco calcio, «gli studenti che seguono attività parascolastiche organizzate dagli istituti, dal Coni o società affiliate e chi partecipa ai Giochi della gioventù». E ovviamente, per chi fa attività agonistica vera e propria.

La realtà. Solo che le palestre e gli enti di promozione continuano in tutta Italia, rivela la AdnKronos, a chiedere il certificato per cautelarsi, come hanno sempre fatto. E così per molti genitori è un vero caos, oltre che una spesa. Perché il certificato di sana e robusta costituzione redatto dal proprio medico di famiglia (o pediatra) non rientra tra gli obblighi convenzionali dei medici di famiglia, ed ha un costo, che varia da medico a medico: dai 15 agli 80 euro.

La differenza di trattamento fra situazioni che per la salute sono simili è un paradosso contenuto nel “Decreto Balduzzi” del 24 luglio scorso, a cui ha fatto seguito un altro paradosso, presente nel “Decreto del Fare”, licenziato pochi giorni dopo, il 7 di Agosto, che in sostanza vanificava quanto precedentemente stabilito, enunciando che “è stato soppresso l’obbligo della certificazione per l’attività ludico motoria/amatoriale”.

I medici. Ne è seguito un caos infinito per i cittadini, ma anche per gli stessi medici, costretti ad interpretare normative che di chiaro hanno ben poco, come si evince da un successivo passaggio del “Decreto del Fare”: l’unica certezza pratica è che sta al medico certificatore la decisione sulla necessità o meno di prescrivere ulteriori esami clinici, come l’elettrocardiogramma.

«In Toscana - spiega il presidente dell’Ordine dei Medici, di Pisa, Giuseppe Figlini – dal 2003 non esiste l’obbligo di certificazione per svolgere attività ludico-motorie, come una semplice nuotata. Il discorso cambia invece radicalmente per problemi assicurativi. Da qui, se il cittadino lo richiedesse, il medico è obbligato a farlo: un’attestazione scritta, per attestare l’idoneità psico-fisica della persona. In tal caso il sanitario si tutela richiedendo l’esecuzione dell’elettrocardiogramma. A questo punto, come spesso avviene nel nostro Paese, il problema si complica. Chi deve pagare l’esame? Il cittadino oppure il Servizio Sanitario Nazionale? Se l’esame fosse obbligatorio, la gratuità sarebbe assicurata dallo Stato. Decadendo l’obbligo, il cittadino è costretto al contrario a provvedere di tasca propria».

Una situazione a dir poco ingarbugliata, conclude Figlini, «soprattutto per la nostra categoria. Comunque sia, suggerisco, anzi consiglio caldamente a quanti, specialmente i meno giovani che intendono accingersi a svolgere attività motorie, come ad esempio una partitella di calcetto o similari, un torneo di tennis, di investire poche decine di euro per effettuare esami appropriati al fine di scongiurare conseguenze talvolta tragiche, tutelando la propria sicurezza».

Ma tornando ai bambini, che poi sono i più esposti ai rischi, cosa dicono i pediatri? Spiega Giuseppe Saggese, direttore del Dipartimento di Pediatria all’Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana: «Se il bambino è totalmente asintomatico dal punto di vista cardiologico, cioè non presenta alcun segno clinico di interessamento cardiaco, ed inoltre l’anamnesi familiare è negativa per patologie cardiache, morti improvvise e sincopi, può essere fatto il certificato di attività ludico-motoria senza la necessità di eseguire l’elettrocardiogramma».

Il Ministero. Nei giorni scorsi intanto è arrivata una nota del Ministero della Salute, inviata alla Federazione italiana medici di famiglia: «In risposta alla richiesta di chiarimenti sull'applicazione delle nuove norme contenute nella legge 98 del 9 agosto 2013 in merito alla certificazione sportiva non agonistica e a quella per l’attività ludico motoria amatoriale, il Ministero conferma l’abolizione dei certificati per attività ludico motoria-amatoriale e dei conseguenti accertamenti diagnostici richiesti dalla normativa abrogata. Rimane l’obbligo della certificazione per l’attività sportiva non agonistica che si intende solo riferita alle attività sportive parascolastiche e a quelle appartenenti a Federazioni nazionali sportive che fanno capo al Coni». Quanto all’opportunità dell’elettrocardiogramma, decide il medico.

Gian Ugo Berti

Antonio Scuglia

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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