La manifestazione
Il teatro ci voleva per fare anche le case
La Soprintendenza ne imponeva il recupero per consentire l’intervento sull’area. L’insolvenza di un privato dietro i ritardi
CALAMBRONE. A volte basta scalciare una pietra per provocare una valanga. È bastato scavare a ritroso nel tempo sulle origini della paralisi dell’attività del teatro di Calambrone per scoprire che non è solo l’arena ad essere coinvolta, bensì tutta l’area.
Le origini. La storia risale al 2005, legislatura Fontanelli, quando la giunta approva un Programma di intervento integrato per la realizzazione di alloggi di edilizia agevolata e da concedere in locazione. In ballo c’è la possibilità di accedere ai finanziamenti regionali, ma è necessario un progetto di riqualificazione. Così la giunta indice un avviso pubblico per ricevere proposte da soggetti interessati e nello stesso anno, conclusa la selezione, viene scelto il progetto delle cooperative Cooper2000 e Consabit. L’area individuata è quella di Calambrone e del complesso dell’ex ospedale americano. Il bando regionale prevede che i soggetti costruttori siano proprietari dei terreni da riqualificare, quindi il Comune li vende alle cooperative per 2,4 milioni di euro. Il finanziamento regionale viene concesso e ammonta a quasi 2 milioni di euro. Nelle intenzioni del Comune tale cifra sarà poi investita per le opere di riqualificazione di tutta l’area del litorale e di Porta a Mare. Si arriva al 2007 quando viene definito l’accordo fra Comune e cooperative nelle quali queste si obbligano a realizzare a scomputo (quindi gratis per il Comune) le opere di urbanizzazione e un totale di 117 appartamenti fra edilizia agevolata e convenzionata. Il teatro. Già, il teatro? In questo vasto progetto rimane centrale, anche geograficamente, il teatro. Le cooperative non vogliono accollarsi l’onere della ristrutturazione, ma l’intervento sul teatro è obbligato, perché lo chiede dalla Soprintendenza. Insomma se si vuole costruire si deve rifare anche il teatro. Le cooperative ottengono di cederlo al Comune che utilizza 780 mila euro dei fondi regionali per rimetterlo a nuovo. E ci riesce molto prima di quanto impieghino le cooperative a costruire gli appartamenti. Il teatro è quindi completo e l’idea è quella, confermata dall’assessore al bilancio Andrea Serfogli: «Volevamo affidare il teatro appena restaurato a un privato che intervenisse per gestirne le strutture di contorno. Fare un punto ristoro, provvedere ai bagni per il pubblico. Ma quel progetto non è andato a buon fine». L’arena viene comunque inaugurata nel 2010 ma, senza le strutture di complemento, rimane sottoutilizzata.
Il futuro. Mentre le opere di costruzione all’interno dell’ex ospedale americano continuano (Coop2000 ha terminato i lavori degli appartamenti di fronte al teatro, Consabit ancora no anche se l’accordo prevedeva un termine di 24 mesi dall’inizio lavori) l’intenzione di investire sull’arena di Calambrone non è venuta meno per il Comune. «Ci adopereremo – continua Serfogli – per trovare le risorse per le opere necessarie, quell’area deve essere appetibile ai soggetti che vogliano utilizzarla per le attività artistiche. La Fondazione Teatro continuerà la sua opera di raccolta anche il prossimo anno. Certo rimangono delle criticità: l’area antistante ha dei vincoli ambientali per cui risulta difficile, ad oggi, poterci fare dei parcheggi a servizio del teatro, ma investiremo per fare un rimboschimento e sfruttare il verde per ombreggiare l’area. Faremo una recinzione e strutture per gli spettatori, a partire dai servizi igienici».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
