Il Tirreno

Pisa

Bar abbonato ai furti: 26 colpi in tre anni

di Pietro Barghigiani
Bar abbonato ai furti: 26 colpi in tre anni

Lo sgomento del titolare: «Tanti non li ho neanche denunciati, tanto non serve a niente. Penso di chiudere l’attività»

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FILETTOLE. Il My Bar 2 è un locale che piace. Soprattutto ai ladri. Le visite notturne sono frequenti al punto che da quando è stato inaugurato nel settembre 2010 viaggia a una media di quasi un furto al mese. Nel calcolo dolente del titolare, Giovanni Loisi, i colpi, tra riusciti o tentati, hanno raggiunto quota 26. Con un’aggiunta recente: due furti nel giro di una settimana che hanno incrementato l’assiduità dei raid.

Un martellamento continuo che ha sfiancato l’esercente.

«Mi hanno preso di mira – si sfoga Loisi –. Non ce la faccio più. Dopo tutto che ho passato e sto vivendo penso seriamente di chiudere e andarmene».

Lo stillicidio di furti è iniziato dopo l’estate del 2010. Nella loro regolarità le incursioni dei malviventi si somigliano come esecuzione e bersagli. Gli ultimi due colpi non hanno fatto che ripetere un canovaccio già visto e subìto negli anni.

«Sono entrati rompendo la porta e poi si sono buttati su sigarette e liquori – spiega l’esercente –. Ho delle slot machine e una me l’hanno spaccata per prendere le monetine».

Loisi oscilla tra rabbia e sconforto.

«Almeno quindici furti li ho denunciati – aggiunge –. Per gli altri undici non sono neanche andato in caserma. Gliel’ho detto ai carabinieri che tanto era tempo perso. Anche se li prendono poi ai ladri non fanno niente. Si sa, non è un segreto».

La conta dei danni provoca ogni volta un travaso di bile a Loisi che ricorda di quando per entrare nel suo bar i ladri di quell’episodio usarono un camioncino come testa di ariete contro la porta.

«Ho la videosorveglianza e un doppio sistema d’allarme – spiega –. Oltre alla sirena si attivano anche i fumogeni. Ma quei delinquenti sono talmente veloci che in pochi secondi riescono ad entrare e prendere quello che vogliono. Verrebbe quasi voglia di lasciare il locale aperto. Anzi, no. È meglio tirare giù il bandone e salutare tutti perché non si può lavorare in questo modo. Come guadagno qualcosa me lo rubano».

Il titolare, che si ritrova senza volerlo a concorrere al titolo di barista più derubato d’Italia, confida di non nutrire grandi speranze nel controllo del territorio da parte delle forze dell’ordine.

«I carabinieri passano spesso a controllare il locale e chi sta fuori – dichiara Loisi –. Magari si ritrovano degli immigrati, ma che ci posso fare? Mai una volta che in tutte queste visite fossero riusciti a prendere chi entrava per svuotare il bar. I vigili urbani poi proprio l’altro giorno mi hanno fatto una multa perché non avevo un’autorizzazione. Bastava un documento che mi sono subito procurato. Per fare questi controlli sono presenti. Quando servirebbero per proteggere il bar non li vedo. Sì, sono sempre più convinto che è meglio chiudere».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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