Attenzione
Quel teatro è una cattedrale nel deserto
La struttura di Calambrone è costata un milione e 200.000 euro, ma in tre anni ha ospitato soltanto sei eventi
CALAMBRONE. Per chi viene dal mare è nascosto alla vista dall’edificio dei vecchi ospedali americani, ma al passante curioso basterà percorrere i pochi metri di via De André per trovarsi di fronte la meraviglia del teatro di Calambrone.
Completamente rivestito in marmo, una platea di 1700 mq con un palco rialzato a struttura semicircolare che nel suo punto più profondo misura dieci metri per un boccascena di venti. Capace di ospitare più di 800 posti a sedere, questa arena, costata 1,2 milioni di euro, non può che essere descritta come la più classica delle cattedrali nel deserto. A fare da contrappunto a tanta magnificenza, infatti, ci sono gli edifici diroccati dell’ospedale americano, il tutto circondato da una distesa di terra ed erbacce racchiuse dalle transenne di un cantiere. Fermo.
La storia. Costruito negli anni Trenta, nel pieno del boom economico e turistico di Calambrone, il teatro è stato riscoperto in epoca recente e i lavori di recupero sono cominciati nel 2008. Durati due anni, con una spesa complessiva di 1,2 milioni, di cui 700mila provenienti dalla Regione e i restanti dal Comune, l’inaugurazione del teatro sembrava essere l’avvio di una nuova fase di sviluppo della località turistica. Ma come per il resto, anche per il teatro le buone intenzioni si sono fermate a metà del guado: dal 2010 ad oggi la struttura ha ospitato solo sei eventi per una media di due all’anno.
Il bando. Il motivo di tale penuria di attività artistica si trova tra le righe dell’avviso pubblico con cui il Comune di Pisa affida alla Fondazione Teatro la selezione dei progetti per la programmazione della stagione estiva. Si legge infatti che «i soggetti sono invitati a presentare progetti compatibili con le caratteristiche dell’area… ipotizzando le modalità di finanziamento, in particolare le modalità di reperimento di risorse di natura privata...». In soldoni, chi avesse voluto partecipare alla programmazione avrebbe dovuto reperire i finanziamenti per pagare l’allestimento completo che, tra noleggio delle sedie, service audio-luci, servizi igienici mobili e costi per la sicurezza, rappresentano una spesa che pochissime realtà culturali possono sostenere. Difatti al bando si è presentata una sola associazione proponendo un concerto lirico poi risultato non fattibile a causa del traffico aereo che sorvola l’area.
L’ospedale americano. L’area antistante il teatro, adesso recintata, che idealmente dovrebbe servire da parcheggio per la struttura, è in realtà privata e di proprietà delle cooperative (Cooper2000, Consabit e La Rinascita) che stanno effettuando i lavori di recupero dell’ex ospedale americano e dal quale verranno ricavati appartamenti e moduli abitativi. Tuttavia, per loro stessa ammissione, al momento i lavori, dopo la pausa estiva, procedono a rilento per via della difficile crisi del mercato immobiliare, per cui non è possibile prevedere la data di ultimazione dei lavori.
Una situazione, quindi, sotto il profilo organizzativo, economico e strutturale che si prospetta difficilmente affrontabile, come conferma Silvano Patacca della Fondazione Teatro: «La struttura di Calambrone è una delle più belle arene all’aperto di tutta la Toscana, soprattutto di notte quando la particolare illuminazione a led colorati la rende davvero suggestiva. Ma capisco che per chi viene ad esibirsi, affrontare tutte quelle spese non sia semplice. Il fatto poi che ci siano delle discoteche a pochi metri si concilia difficilmente con una proposta di musica classica o opera. Con un contributo del Comune sarebbe ipotizzabile costruire delle strutture semi permanenti che potrebbero risolvere molti problemi, come lo stoccaggio delle attrezzature, che non andrebbero quindi noleggiate volta per volta. Oppure un’area ristoro per gli spettatori, così come per i bagni o per il fatto che non ci sono indicazioni stradali per il teatro stesso».
L’accordo. Il protocollo fra Comune e Teatro di Pisa scade il 31 dicembre, ma si va verso un rinnovo abbastanza pacifico con l’intesa però di rendere più appetibile l’arena ai soggetti artistici che potrebbero essere interessati, come conferma Paolo Ghezzi, vicesindaco con delega al litorale e principale promotore di Marenia: «La situazione è complessa perché coinvolge più assessorati allo stesso tempo (Bilancio, Lavori Pubblici e Mobilità) e comunque l’intervento pubblico non potrebbe colmare alcune lacune private. La nostra volontà nel trovare i fondi necessari è assoluta. Cercheremo di fare in modo che per la prossima edizione di Marenia sia possibile dare in gestione per una stagione un teatro molto più appetibile».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
