Il Tirreno

Pisa

La storia della vela sta in salotto

La storia della vela sta in salotto

Dalla passione per il mare nascono i gioielli di modellismo di Luigi Mammini

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PISA. «La foce dell'Arno ha una sua soavità così pura, che non so paragonarle nessuna bocca di donna amata…». Così Gabriele D'Annunzio descriveva Boccadarno, il luogo dove è nato il porto di Pisa.

Questa magnifica struttura, strategicamente collocata al crocevia di rotte importanti, a due passi dall'arcipelago toscano, ha un potenziale che le consentirà di ospitare centinaia di imbarcazioni lunghe fino a 50 metri. Già oggi sono ormeggiati yacht dal disegno superbo, autentiche "regge" del mare che trasudano denaro e potere.

Tutti possono ammirarli, ma pochi sanno che sono figli del Sea Sovereign, la prima imbarcazione con attrezzature da diporto, varata nel 1736 per la famiglia reale inglese, che in mare aperto si faceva scortare da vascelli di primo rango, cioè armati da cento cannoni.

A raccontarlo è Luigi Mammini, forse il più abile e appassionato costruttore di modelli navali che ci sia in Italia. Guai a confonderlo con i modellisti che realizzano esemplari solo superficialmente simili a navi famose.

Lui rispetta alla lettera i canoni originali, che sarebbero ancora validi se ci fossero le maestranze di una volta. La sua collezione di velieri d'epoca comprende una ventina di esemplari di eccezionale bellezza, che variano da trenta centimetri a due metri, tutti con le manovre perfettamente funzionanti.

Ogni singolo dettaglio, come le scialuppe, le lanterne, le dorature, ecc., è rigorosamente fatto a mano, usando come unico strumento un vecchio bisturi da chirurgo. Anche le vele sono fatte a mano da sua moglie, Veneranda, «quando aveva gli occhi boni».

Ed è stata proprio lei, garfagnina purosangue, a consentire che la loro casa diventasse un cantiere prima, e un museo poi, con opere che lasciano a bocca aperta i pochi amici ammessi a vederle: dal Sea Sovereign dei reali inglesi al Bounty del famoso ammutinamento, dal Soleil Royal di re Luigi XIV, alle galee pisane della metà del Cinquecento, con le palle medicee in bella mostra sullo specchio di poppa, dal Wasa, affondato dopo poche centinaia di metri dal varo, all'incrociatore Andrea Doria, messo in disarmo solo nel 1954.

Mammini fece la leva in Marina, ed è socio, con attestati di benemerenza, dell'Associazione nazionale marinai d'Italia. Da lì forse è nata la scintilla che lo ha trasformato in costruttore, o piuttosto in artista. Mentre accarezza con lo sguardo le sue creature mi racconta che, quando arriva il legno per costruirle, lui sa che è "arrabbiato" perché è stato maltrattato. Ma siccome il legno parla, e le mani parlano anche loro, lui riesce a renderlo gentile.

Luigi e Veneranda abitano ai Passi, in un palazzo di quattro piani senza ascensore, e garantiscono che l'esercizio quotidiano cui sono costretti è il segreto della loro invidiabile longevità.

Aldo Leonardini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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