Attenzione
Solo con il porta a porta crescerà la differenziata
L’ex assessore Longobardi: «Si è indugiato fin troppo, è il sistema di raccolta dei rifiuti che serve». Confronto tra Pisa e Novara dove le tasse sono inferiori
PISA. Solo con il porta a porta Pisa può arrivare a quote di raccolta differenziata elevate o almeno in linea con quanto vogliono le normative in materia di rifiuti. E poi, per i cittadini, ci sarebbe anche un bel risparmio nella bolletta. Di questo è convinto Terenzio Longobardi, ex assessore provinciale all’ambiente, sempre attento ai temi dell’ecologia. A supporto delle sue tesi porta una serie di confronti e di cifre.
Dall’esame approfondito di molti casi di studio, sottolinea Longobardi, viene confermato che «i costi dei sistemi di gestione dei rifiuti che prevedono la raccolta differenziata porta a porta sono generalmente più bassi di quelli con grandi cassonetti stradali. Questo avviene perché i maggiori costi di una raccolta diffusa sul territorio sono ampiamente compensati dal minore costo di smaltimento delle frazioni merceologiche non più conferite in discarica o nell’inceneritore, ma avviate a recupero».
Il Comune di Pisa, come già annunciato dall’assessore all’ambiente Salvatore Sanzo, è effettivamente intenzionato a passare al porta a porta nelle periferie. L’auspicio di Longobardi è che questo indirizzo venga concretizzato quanto prima, visto che, secondo l’ex assessore, «rifiutando la scelta della raccolta differenziata porta a porta, il Comune da molti anni sta facendo sostenere ai propri cittadini un carico tributario aggiuntivo. Mi auguro che, come sembra emergere da recenti dichiarazioni dell’assessore Sanzo, per il futuro finalmente si ravveda».
Tutto questo si riflette su ecotassa e bollette ai cittadini. La Regione, in applicazione della normativa nazionale, calcola l’ecotassa dovuta dai Comuni per lo smaltimento dei rifiuti in discarica in relazione alla quantità di rifiuti procapite prodotti e al raggiungimento degli obiettivi di raccolta differenziata. «L’ecotassa pagata da Pisa - dice Longobardi - è particolarmente elevata perché i materiali avviati a recupero sono solo poco più del 40%, la produzione procapite è molto elevata, tra 650 e 800 kg/abitante/anno, inoltre viene applicata una maggiorazione del 20% per il mancato raggiungimento degli obiettivi di legge per la raccolta differenziata».
Se Pisa riuscisse a conseguire l’obiettivo di raccolta differenziata del 2013 pari al 65% e scendesse sotto i 650 kg/abitante/anno, Longobardi ha calcolato sull’ecotassa un risparmio complessivo di circa 500mila euro, corrispondente a circa 5 euro per ogni residente all’anno. «Questo sarebbe possibile - spiega - solo introducendo i sistemi domiciliari di raccolta differenziata e applicando una tariffazione commisurata all’effettiva produzione del secco residuo, come dimostrano le innumerevoli esperienze italiane di porta a porta». Tipo Capannori.
Ma il risparmio per il cittadino potrebbe essere assai maggiore, aggiunge Longobardi proponendo un confronto tra Pisa e Novara, «città demograficamente e urbanisticamente simile. Pisa utilizza ancora i grandi cassonetti stradali, Novara è passata da anni al porta a porta. Novara ha una tassazione media nel 2012 di 193 euro, Pisa di 278. Novara ha superato abbondantemente il 70% di raccolta differenziata rispettando l’obiettivo di legge, Pisa non riesce a schiodarsi da percentuali di poco superiori al 40% nemmeno con l’introduzione delle cosiddette stazioni mobili (come si può vedere nel grafico allegato). La produzione procapite di rifiuti di Novara è di 440 kg/abitante/anno, quella di Pisa è circa 750». Conclusione: il porta a porta sembra una scelta ormai obbligata.
Francesco Loi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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