Sicurezza
«Quella strada rischia di crollare, eppure nessuno ci ascolta»
Cresce la protesta nelle frazioni di Rezzano, San Lorenzo e La Torre che chiedono un intervento del Comune di Calci
CALCI. Rezzano, San Lorenzo e La Torre, frazioni non lontane dalla Certosa, situate sotto Montemagno, si dicono stufe di vivere una situazione con crescenti difficoltà. Evocano rischi e pericoli per la sicurezza. “La Torre è messa peggio in assoluto”, tuona Piero Lupetti, che lamenta: «Il consolidarsi di problemi irrisolti, destinati ad aggravarsi».
Fa eco Sandro Ercolini, anche a nome dei giovani della Compagnia di Calci: «Qui sembra di essere fuori dal possesso civile. Basta vedere e toccare con mano la situazione, che è sotto gli occhi di tutti». Giorgio Cantini guida la protesta generale: «Sono numerosi gli appelli di noi residenti, ma a nulla sono valse neppure le documentazioni tecniche e fotografiche inviate al sindaco e agli enti competenti. La strada principale, collegata con numerose strettoie, in passato riceveva fra l’altro il transito di mezzi agricoli che raggiungevano un frantoio. Una volta c’erano poche famiglie, oggi almeno un centinaio di persone. Il traffico è notevole, esistono varie imprese nella zona». Alcune criticità nel dettaglio: «Lo scarico delle acque piovane è rivolto verso il monte e non a valle. Questa condizione fa sì che l’acqua sia trattenuta e assorbita dalle fosse scavate per erosione, penetrando di conseguenza nel sottosuolo e andando ad incidere le sponde del torrente Zambra. Questa causa ha rappresentato un pericolo quando una frana ha portato nel torrente una metà di un buon tratto del piano stradale. Nel contempo il terreno, avendo perduto solidità, ha fatto precipitare piante di alto fusto. Eppure da più di 200 anni resistevano ad ogni evento».
Dicono i cittadini che l’asfalto non esiste più e che l’acqua fa il proprio dovere… penetrando alla ricerca di un suo diritto di riunirsi con quella del torrente.
Spiega Cantini: «A dimostrazione del danno sia alla flora quanto ai terreni che gravano verticalmente sulla Zambra, una notte una serie di alberi è precipitata nella Zambra. Di fronte alla realtà, chi di dovere non ha trovato altra soluzione che quella di imporre ai proprietari dei terreni sovrastanti di procedere alla capitozzatura delle vecchissime querce, entro 20 giorni. Tutto quello che è accaduto non è colpa di queste stupende piante che danno vita ad un magnifico bosco, ma all’incuria in cui versa la strada. Naturalmente i proprietari si sono dovuti far carico dell’attesa il cui costo è stato di oltre 10mila euro». Ripetono i cittadini: «Questa strada, come affermano i vecchi, è destinata a crollare. Perfino i geologi, che sono stati interpellati, la vedono male. C’è da aggiungere, che qualche anno fa, la richiesta di alleggerimento delle fronde dei rami ci è stato impedito. Le piante non dovevano essere toccate assolutamente, ci imposero».
Durante le opere di consolidamento della frana, l’impresa incaricata tolse una vecchia struttura metallica, che portava appeso un piatto con la sua lampadina la quale illuminava la via. Fu sostituita con un nuovissimo palo metallico dotato di illuminazione. Da quell’agosto 2009 la struttura è rimasta lì a far da... palo. C’è stato detto che era complicato trovare la linea di alimentazione, eppure prima che avvenisse l’abbattimento era efficiente».
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