La protesta
Quel pittore pisano sembra fiammingo Il mistero di Turino
Un dipinto insolito in San Matteo, la Visione di Santa Brigida Il quadro potrebbe essere un omaggio a Chiara Gambacorti
PISA. Poco nota, ma bella e intrigante. La Visione di Santa Brigida, una tavola dipinta di cm 132 x 100, conservata nel Museo di San Matteo, ha una narrazione così minuta da sembrare un quadro fiammingo. Sotto una vistosa grotta di un marrone ormai rosato si svolge la scena, cioè la visione che Santa Brigida di Svezia ebbe nella grotta di Betlemme durante un pellegrinaggio in Terra Santa nel 1372, raccontata in uno degli otto libri delle sue "Rivelazioni".
La santa, vestita da terziaria francescana, sul capo la croce delle Figlie di Brigida, è inginocchiata a mani giunte in un anfratto della grotta. Che cosa vede? San Giuseppe con una torcia in mano che illumina la grotta, la Madonna in preghiera di fronte al Bambino. Vestita di bianco e senza velo, Maria è invasa dalla luce emanata dal pargolo, che offusca quella della candela. Fatto curioso, per terra di fronte a lei ci sono la sopravveste azzurra, le scarpe tolte prima del parto e la tela per fasciare il neonato. All'interno della grotta, il bue e l'asinello. Nella parte superiore del dipinto la scena si fa più affollata: angeli musicanti, l'annuncio ai pastori, l'Eterno racchiuso in una “mandorla” sostenuta da quattro angeli, la città di Betlemme con le sue torri merlate. Ogni ciuffo d'erba, ogni pelo di capra, è descritto con cura meticolosa come in una Natività di Robert Campin (Maestro di Flemalle). I colori sono accesi, quasi metafisici.
Chi può aver ordinato un simile dipinto? Certamente un devoto o una devota della santa, nata nel 1303 ad Uppsala, figlia del governatore della regione di Uppland, sposata a quattordici anni a un nobile, cui avrebbe dato otto figli. Diventata nel 1335 dama di compagnia della regina Blanche di Namour, creò a corte un clima mistico. Andata in pellegrinaggio con il marito a Santiago di Compostela, rimase vedova nel 1344. Fondò allora l'Ordine del Santissimo Salvatore presso il convento di Vadstena. Morì nel 1373 a Roma, dov'era andata per ottenere la bolla papale.
Si scopre che la santa era venerata nel convento pisano di San Domenico, da cui il quadro proviene. Chiesa e convento (oggi in corso Italia 143) erano stati fondati nel 1385 dal nobile signore pisano Piero Gambacorti per le monache domenicane, tra cui c'era la figlia Chiara. Nata nel 1362 e morta nel 1420, la donna, vedova come Santa Brigida e come lei votata alla preghiera, ne aveva seguito l'esempio, incentivandone il culto.
Una storia interessante e un dipinto insolito. Ma qui cominciano gli enigmi: chi è l'autore? Sembra proprio un pittore pisano. Ma chi, in quel Trecento così avaro di notizie? I nomi di spicco sono quelli forestieri, i locali sono pochi e molti anonimi.
Le proposte nel tempo sono state tante. Bernard Berenson nel 1936 aveva indicato l'orvietano Andrea di Giovanni, altri storici negli anni 40/50 del secolo scorso avevano riferito la tavola a un seguace di Agnolo Gaddi. Poi si comincia a parlare di "scuola pisana". Enzo Carli nel 1974 pensa al "supposto Bernardo Falconi", un pittore di cui ricostruisce un problematico catalogo di opere.
Ma costui, chi è? Si tratterebbe dell'ipotetico "Bernardo Nello di Giovanni Falconi" ricordato da Giorgio Vasari nel 1568 come discepolo pisano del fiorentino Andrea Orcagna, un artista che avrebbe fatto molti dipinti in Duomo. Peccato però che questa fantomatica personalità non sia esistita, come hanno dimostrato gli studi di Antonino Caleca a metà anni Ottanta del '900. Il suo nome sarebbe nato da una vistosa confusione di Vasari. Il passo successivo è stato quello di riferire la tavola di Santa Brigida e i vari dipinti raccolti intorno al "Supposto Bernardo Falconi" a Turino Vanni.
Questo sì, finalmente reale, in carne ed ossa. Un pisano doc, di Rigoli, nato nel 1348/1349 e documentato dal 1383 al 1438, con un pugno di opere firmate (una in pessimo stato sarebbe conservata nei depositi del museo), attivo a Pisa, Genova, Savona, Palermo. Un pittore non brillantissimo, ma longevo e prolifico, con una bottega in città, allievi e collaboratori. Sarebbe lui l'autore di alcune tavole anonime del museo, databili tra Trecento e inizio '400, etichettate sotto i nomi di "Supposto Bernardo Falconi" e "Maestro dell'Universitas Aurificum".
Peccato però che anche in questo caso non ci sia alcuna certezza, né convincano del tutto i confronti con le opere firmate. Sarà davvero Turino l'autore della Visione di Santa Brigida? Il tempo, prima o poi, lo dirà. Un po' più sicura pare la data del dipinto, che può cadere tra il 1391, anno della canonizzazione di Santa Brigida, e i primi del Quattrocento.
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