Il Tirreno

Pisa

Più differenziata e bolletta meno cara

di Daniele Benvenuti
Più differenziata e bolletta meno cara

Rossano Ercolini, vincitore del Goldman Prize per l’ecologia, illustra il sistema di Capannori e assicura: anche a Pisa si può

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PISA. Meno rifiuti produci e meno paghi in bolletta. Un sistema semplice per calcolare le tariffe della Tarsu prima e della Tares adesso che però in Italia non trova grande diffusione. Si chiama “strategia rifiuti zero” e punta, si capisce chiaramente, a differenziare praticamente l’intero scarto di una famiglia. Nella nostra penisola sono oltre 3 milioni i cittadini, spalmati su un centinaio di comuni, che ogni giorno vivono questa realtà; il risultato è bollette meno care e quote di raccolta differenziata stabilmente oltre l’80%. Questo “popolo dei rifiuti zero” condivide un progetto nato a pochi chilometri dalla nostra città, a Capannori. Uno dei comuni più estesi della piana lucchese con i suoi 157 kmq (Pisa ne conta 185) per 47mila abitanti, diventato un esempio in Italia, ma anche all’estero, per la gestione del ciclo dei rifiuti: un porta a porta totale con eliminazione di tutti cassonetti che ha prodotto una quota di raccolta differenziata dell’80% e bollette tra le meno care in Toscana.

Merito di una vera e propria “rivoluzione culturale” che ha visto dalla stessa parte amministratori comunali e residenti, il sindaco area Pd Giorgio Del Ghingaro e Rossano Ercolini coordinatore del locale “Centro rifiuti zero”. Ercolini, maestro elementare alla scuola di Marlia, è stato il fondatore dell’associazione “Rifiuti zero” che oggi conta 141 comuni in tutta Italia: tra questi anche Napoli, La Spezia, Terni, Parma per citare i più grandi, e nella nostra provincia Calci, Vicopisano, Pomarance, Calcinaia. Ercolini nell’aprile scorso ha ricevuto a San Francisco il prestigioso Goldman Prize 2013, riconoscimento definito “Nobel dell’ecologia”, incontrando anche il presidente degli Stati Uniti Obama alla Casa Bianca.

Ercolini, con l’introduzione della Tares i cittadini stanno facendo i conti con il carobolletta. A Pisa, poi, si contesta anche la soglia per arrivare all’ecobonus. Ma come si fa a produrre meno e, soprattutto, a spendere meno?

«Basta stimolare i cittadini. Incentivando la differenziata in cambio di risultati concreti in termini economici. Non stiamo parlando di concetti ideologici o romantici, ma di scelte politiche reali nei confronti dei cittadini ed anche dell’ambiente».

I Comuni che stanno seguendo la filosofia dei rifiuti zero hanno come caposaldo il porta a porta, ma soprattutto la tariffa puntuale. Di cosa si tratta?

«Mentre quella applicata in comuni come Pisa è presuntiva, a Capannori e nelle altre realtà di “rifiuti zero” parliamo di tariffa puntale che si basa sul reale quantitativo di scarto indifferenziato. Più riesci a dividere i rifiuti, meno indifferenziato produci. La parte variabile della tariffa dipende, appunto, dalla quantità del rifiuto residuo effettivamente conferito e non sarà più quantificata in base ad un calcolo presuntivo. Il principio è noto: chi inquina, paga. Chi differenzia di più produrrà meno residuo e, quindi, pagherà di meno».

E come si calcola?

«A Capannori ciascuna utenza ha un kit di sacchetti per i rifiuti non riciclabili personalizzato con un chip (il costo a sacchetto è di 19 centesimi, ndr) che viene letto nel momento in cui gli operatori lo gettano nel camion. La tariffa, per la parte variabile, si calcola, dopo un periodo prestabilito, a seconda del numero dei ritiri di ciascuna utenza, con un minino di due da garantire. Su bollette comunque meno care di altre, i cittadini di Capannori più virtuosi possono ancora risparmiare un ulteriore 30%».

Stiamo parlando comunque di un sistema che prevede la raccolta porta a porta, sistema che a Pisa si pensa di introdurre nuovamente in tutto il comune. Un tipo di raccolta competitivo per realtà medie come Capannori; ma una città come la nostra può sostenere il rapporto costi-benefici?

«Capannori avrà meno residenti di Pisa, ma ha un’estensione territoriale molto ampia e quindi il sistema è comunque impegnativo. Vi voglio citare però altri due esempi. Trento, anzitutto. Città di 116mila abitanti con un’estensione di 157 kmq e una importante università. Con la tariffa puntuale nel luglio 2013 ha toccato la quota del 79,67% di differenziata (la produzione di rifiuti indifferenziati in discarica dal luglio 2012 al luglio 2013 è diminuita del 25,6%, ndr). E ancora i comuni dell’area empolese-Valdelsa serviti da Publiambiente: 220mila abitanti con una differenziata dell’85%. Risultati evidenti anche in realtà come Pisa e di dimensioni ben maggiori. A questo punto la questione è solo politica».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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