Attenzione
Iforlab, il crimine non sempre è perfetto
La biologa Spinetti presidente dell’associazione per lo sviluppo delle risorse forensi e investigative
PISA. Maigret e Holmes con il loro fiuto sono entrati nella storia, ma a volte bastava anche l’intuito di un maresciallino caparbio per catturare il colpevole e risolvere il giallo. Oggi ci sono a disposizione tanti metodi scientifici, dalle vecchie impronti digitali al dna, dalla possibilità di reperire tracce biologiche anche a distanza di anni ad un Grande Fratello che, se pure ci spia, ci può dare indicazioni importanti su spostamenti, manovre, telefonate e malefatte di criminali sempre più attenti.
Un perfetto connubio fra passato e presente, fra intuito, indagini e supporto tecnico-scientifico è la mission di Iforlab, l’associazione per lo sviluppo delle risorse forensi e investigative che ha compiuto un anno a maggio e che raccoglie varie figure professionali - avvocati, medici, biologi, informatici, commercialisti - operanti da tempo nel settore forense con la magistratura.
Nel corso di un incontro organizzato da due dei membri, gli avvocati pisani Giovanni Frullano ed Elena Mannucci, c’è stato il passaggio di testimone fra il primo presidente dell’associazione, Pierluigi Perri, professore di informatica giuridica avanzata alla facoltà di giurisprudenza dell’università di Milano, e il secondo, Isabella Spinetti, biologo forense del nostro ateneo.
Perri ha tracciato un’analisi dei metodi investigativi e del processo nei secoli, arrivando fino ad oggi, in un momento in cui l’attività criminale risulta sempre un passo più avanti, passando dal piano logico-deduttivo di epoca romana alle condanne sommarie ed emotive dei sistemi militari dei regimi totalitari, dall’innovazione napoleonica alla misura dei rapporti sociali in base al potere economico, fino al XX secolo, con la nascita delle investigazioni tecnico-scientifiche e l’obbligo di fondare il giudizio su prove oggettive.
«La mission di Iforlab – ha detto – è cogliere questo momento per organizzare il cambiamento e rendere più efficace il contrasto al crimine, di fronte ai due effetti della spinta innovativa, la crisi di identità dei vecchi metodi investigativi e il fiorire di figure senza esperienza che si basano sullo studio teoriche delle casistiche giudiziarie».
«L’associazione – ha aggiunto Spinetti – parte invece da esperienze professionali concrete nel settore investigativo, con una concezione interdisciplinare e una forte esaltazione del lavoro di gruppo, per salvaguardare il prezioso patrimonio professionale che ha già avuto una pratica applicazione. Stop all’investigatore segugio e all’individualismo, sì alla traduzione delle esperienze in metodi oggettivi e moderni. Attività interdisciplinare e ottimizzazione delle risorse danno risposte concrete e trasmissibili, e se l’intuito personale non può essere codificato, un valido metodo investigativo può essere patrimonio di tutti, oggetto di studio e di applicazione oggettiva».
Iforlab è attiva in ricerca con gruppi di lavoro, formazione attraverso corsi specifici, divulgazione della cultura investigativa, promozione di convegni, supporto alle indagini, servizi nel settore della sicurezza e statistiche. Fra i relatori dei seminari svolti lo scorso anno il procuratore di Livorno Francesco Di Leo, le giornaliste Franca Selvatici e Michela Gargiulo, il professor Mauro Pistello, docente di virologia del nostro ateneo, la ricercatrice Silvia Pellegrini, il dattiloscopista della questura di Firenze Giustino Di Rienzo, e il repertatore dell’Arma Roberto Massari. Per saperne di più: info@iforlab.it.
Candida Virgone
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