Sicurezza
Libri per la scuola la spesa media supera i 300 euro
Famiglie in difficoltà. Le librerie: non abbiamo avuto grandi aumenti, ma è più difficile trovare l’usato
PISA. Altro che Tares o Imu, la vera tassa che le famiglie italiane si vedono costrette a versare in procinto della prima campanella arriva silenziosa ed ineludibile: il rinnovo, o l’acquisto, del parco libri. Lista dei testi in mano si cerca di depennare quelli che possono essere ereditati dai fratelli maggiori, sperando di contenere al massimo l’esborso. Ma le cifre salgono e qualcuno si sfoga su Facebook. È il caso di Michele Passarelli Lio, ex consigliere comunale del Pd che commenta: «In questi giorni ho comprato i libri per il nuovo anno scolastico delle mie due figlie. Prima media e prima liceo, ero convinto di spendere tanto ma non così: oltre 500 euro».
Subito piovono commenti solidali che lamentano lo stesso esborso. Abbiamo raccolto altri pareri e la media che viene fuori è di 300 euro circa per ogni figlio. «Quello che mi stupisce - continua Passarelli - è che scorrendo la lista dei testi delle mie due figlie i libri sono molto simili, perché non è possibile passarli da una all’altra? Io per fortuna posso permettermelo, ma non tutti sono nella mia situazione. Si rischia veramente di limitare l’accesso allo studio, ci vorrebbero maggiori controlli».
Dall’altra parte di chi compra c’è chi vende. Giangi Marrali del Libraccio fa il punto: «Quest’anno non ci sono stati grandi aumenti, ma lo scorso anno sono cambiati molti libri di testo, è difficile trovare l’usato». Quello dei libri usati è un settore in costante crescita: «Noi finiamo sempre le scorte. Ovviamente c’è chi preferisce prendere tutti i testi nuovi, ma la qualità dell’usato migliora di anno in anno e spesso molte famiglie prendono i nuovi sono quando sono costrette. Adesso anche noi però subiamo la concorrenza poco corretta dei supermercati».
Questa è una novità recente, anche nelle maggiori catene è possibile acquistare i libri di testo, spesso con offerte promozionali e sconti. «Anche noi scontiamo fino al massimo consentito del 15% - continua Marrali - ma in queste catene lo sconto viene convertito in buoni da usare per qualsiasi tipo di spesa e questo non è corretto perché noi non possiamo metterci a vendere viveri per stare al passo. Cerchiamo di offrire maggiori servizi: noi per esempio diamo la possibilità di cambiare i libri se l’alunno cambia scuola o la classe è stata accorpata oppure se il professore decide di cambiare testo, stipulando un vero patto di riacquisto».
In mezzo sta il corpo docente che quei testi deve decidere in ultima battuta se adottarli o meno. Lucio Bontempelli, dirigente dell’istituto Tongiorgi: «La grande svolta ci sarebbe con l’adozione di testi elettronici, ma non abbiamo gli strumenti, ci vorrebbero maggiori investimenti strutturali. Come insegnanti cerchiamo di stare attenti a non superare i limiti di spesa usando alcune cautele come quella di indicare i libri come consigliati anziché adottati e limitando al massimo il numero complessivo di testi. In una situazione di grande crisi economica gli insegnanti stanno molto attenti, senza considerare il grande lavoro di sostanziale volontariato che già fanno per produrre in maniera autonoma il materiale didattico».
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