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Pisa

Arriva la mosca olearia oliveti a rischio raccolto

di Pierluigi Ara
Arriva la mosca olearia oliveti a rischio raccolto

L’allarme dei coltivatori: «Il parassita si sta espandendo a macchia di leopardo» I primi attacchi registrati in pianura, nelle zone umide e sui frutti più grandi

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SAN GIULIANO. Allarme mosca olearia. L’insetto più pericoloso tra tutti i parassiti dell’olivo sta creando non poche preoccupazioni in tutti i Comuni della strada dell’olio: San Giuliano, Vecchiano, Calci, Vicopisano e Buti.

«È certo che la mosca è temibilissima per i danni che può arrecare alla qualità e alla quantità della produzione di olio», dice Fiorenzo Pellegrini, cultore dell’olio e proprietario di un piccolo oliveto sulla strada che da Rezzano conduce a Montemagno. Pellegrini rileva: «Si prospetta una stagione poco felice perché si registra scarsità di olive e adesso si registra l’attacco della mosca. Si può vedere la presenza dell’insetto sulle grate già annerite come fossero giunte a maturazione, in realtà ci sono dentro i vermi». Commenta Tiziano Nizzoli, dell’azienda agricola biologica “L’oro del colonnello”, di Molina di Quosa: «In tutte le zone del Monte Pisano, sottoposte a monitoraggio, gli addetti ai lavori non possono stare tranquilli poiché esistono vistose e a volte inspiegabili anomalie nel comportamento di questo insetto. Combatto la mosca olearia ormai da parecchi anni e in ogni stagione ho avuto modo di verificarne l’imprevedibilità e di conseguenza apportare variazioni ai piani di difesa. Mi sento di poter affermare alcune regole di massima come ad esempio che i primi attacchi vengono in pianura, nelle zone umide, sui frutti più grandi e dopo l’indurimento del nocciolo. Per il resto - continua Nizzoli - vi è una discontinuità comportamentale del fitofago, che può essere ovviata solo con una osservazione continua sia del numero degli adulti catturati nelle trappole al feromone sessuale sia del numero di uova e larve all’interno del frutto, cosa che verifichiamo al microscopio».

Si sente in giro parlare di presenza a macchia di leopardo e questo significa che nella stessa area esistono zone in cui è giustificato un intervento e in altre in cui esso è superfluo. Per fare un esempio a Rigoli c’è un attacco oltre la soglia in zona umida tra i 50 e i 100 metri di quota per poi tornare sotto la soglia dai 100 ai 300 metri. D’altra parte a calci l’infestazione al momento è sotto la soglia. «Praticamente - conclude Nizzoli - in tutti e cinque i Comuni del Monte Pisano la mosca è più o meno presente. Tocca all’olivicoltore individuare se, come e quando è necessario intervenire a difesa di un raccolto che non si presenta abbondante come lo scorso anno». Fabrizio Berti Lorenzi, dell’omonima azienda agricola di Val di Vico, tra San Giuliano e Calci, fa notare: «Alcuni olivicoltori per salvare sicuramente il raccolto o parte di esso trattano chimicamente “a calendario”, disperdendo a volte senza ragione potenti veleni che sono sempre dannosi alla persona e all’ambiente».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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