Il Tirreno

Pisa

Caso Ragusa, ultimi sei mesi di indagini

di Pietro Barghigiani
Caso Ragusa, ultimi sei mesi di indagini

La Procura si appresta a chiedere l’ennesima proroga. Entro il 17 aprile il bivio tra richiesta di processo o archiviazione

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PISA. C’è un punto fermo nell’inchiesta con tante domande e nessuna risposta sulla scomparsa di Roberta Ragusa: il 17 ottobre scadono i termini per le indagini preliminari.

La Procura chiederà una proroga di sei mesi, l’ultima possibile, fissando al 17 aprile 2014 la scadenza di un’attività investigativa che non è mai cessata dalle ore successive alla notte del 13 gennaio 2012, quando l’imprenditrice di Gello lasciò la sua abitazione di via Dini per una destinazione non ancora identificata. E soprattutto andando incontro a una sorte rimasta ignota, ma che per gli inquirenti è quella della morte.

Omicidio o allontanamento. A un anno e 8 mesi dalla sparizione della donna il pendolo delle indagini ha oscillato tra l’omicidio con occultamento del cadavere per il quale è indagato il marito, Antonio Logli e l’allontanamento volontario, sostenuto dalla difesa del coniuge.

Dopo le iniziali disponibilità a raccontare la storia con stampa e tv, l’uomo, elettricista della Geste, ha rifiutato ogni contatto chiudendosi in un silenzio impenetrabile e continuando la relazione con l’ex baby sitter Sara Calzolaio, segretaria dell’autoscuola Futura, di cui Roberta era amministratrice.

Processo o archiviazione. Il procuratore capo Ugo Adinolfi e il pm, titolare dell’inchiesta, Aldo Mantovani, confermano la volontà di chiedere una proroga delle indagini al Gip, Giulio Cesare Cipolletta.

Un ultimo sforzo per tagliare un traguardo che avrà, comunque, un bivio: richiesta di rinvio a giudizio o archiviazione. Modificare il reato contestato a Logli - aggiungendo la premeditazione - potrebbe, in teoria, riaprire i termini per altre indagini, ma si tratterebbe di un escamotage procedurale che non trova sponde in Procura. Se in oltre due anni di attività investigative gli inquirenti dovessero prendere atto di non essere riusciti a costruire una base solida di accuse sufficiente per chiedere il processo, allora l’alternativa non potrà che essere la richiesta di archiviazione.

Interrogatori. All’orizzonte non ci sono altri personaggi da convocare in Procura. L’unico che tra la fine di marzo e la prima metà di aprile potrebbe essere chiamato è Antonio Logli.

Di fatto potrebbe essere un incontro poco più che formale. In qualità di indagato può avvalersi della facoltà di non rispondere. Finora, però, il suo legale, Roberto Cavani, ha sempre dichiarato che Logli non avrebbe avuto problemi a a collaborare con gli inquirenti fornendo ogni chiarimento.

Nessuna prescrizione. Come più volte ha fatto notare il procuratore capo Adinolfi se si dovesse andare al processo e Logli venisse assolto nei tre gradi di giudizio, non potrebbe più essere sottoposto a un nuovo giudizio per la morte della moglie.

Al contrario con l’archiviazione, in presenza di fatti nuovi, il fascicolo sulla scomparsa di Roberta potrebbe sempre essere riaperto: per l’omicidio non esiste la prescrizione.

Le ricerche. I carabinieri hanno controllato un paio di pozzi nella zona di Forcoli, ma senza alcun esito. Il corpo dell’imprenditrice viene cercato da venti mesi, anche con il ricorso di sensitive, e in questi giorni agli sforzi dei militari si è aggiunta anche la tecnologia con l’uso di un georadar in grado di “vedere” fino a tre metri di profondità nel sottosuolo. Un sistema già utilizzato senza successo a giugno. Il raggio d’azione è esteso alla Valdera. Prende, però, in esame anche alcuni siti nei dintorni di via Dini selezionati nei giorni scorsi dagli investigatori.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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